In esposizione 40 lavori tra sculture bozzetti e acquerelli dal 1965 al 2018
"Sento che il mio lavoro fa molto di più che enfatizzare un'emozione, che estendere il paesaggio o comporre un ambiente esterno. Dovrebbe condurre lo spettatore dalla semplice visione al completo ingresso nell'opera". Questa l'intenzione di Beverly Pepper (New York 1922-Todi 2020) per cui l'arte, quando è davvero pubblica, non è mai solo un oggetto, ma un'esperienza in cui riconoscersi e ritrovarsi. La mostra "Beverly Pepper. Space Outside", a cura di Ilaria Bignotti e Marco Tonelli in collaborazione con la "Fondazione Progetti Beverly Pepper" che si tiene fino al 24 gennaio 2026 presso il Museo CUBO Unipol di Bologna, affronta e approfondisce questo stimolante argomento attraverso quaranta lavori tra sculture, bozzetti, disegni e acquerelli che riguardano l'arco di tempo tra il 1965 e il 2018. Nella circostanza vengono privilegiate le relazioni, a lei congeniali, tra arte, ambiente, memoria e comunità.
In rassegna anche Prisms e Virgo Rectangle Twist del 1967
Sotto tale aspetto assumono un significativo valore due sculture monumentali del 1967 realizzate in acciaio inox ed esposte nelle sedi di Porta Europa e Torre Unipol. Si tratta di Prisms e Virgo Rectangle Twist. Sono corredate in rassegna da disegni e progetti ambientali che dimostrano, come scrive la curatrice, "quel continuo fluire di scala e di pensiero che la scultrice sapeva tradurre in opere plastiche e in grandi interventi". In quel periodo la Pepper sviluppa la sua ricerca sul concetto di Land Art, di anti-monumento fino alla definizione di una Connective Art capace di far riconnettere l'essere umano a un tempo e a uno spazio condivisi. In tal modo l'arte diventa davvero un'esperiena in cui riconoscersi e ritrovarsi.
La sua ricerca parte dalla Land Art e va fino alla Connective Art capace di riconnettere l'essere umano a un tempo e a uno spazio condivisi
Un esempio emblematico viene offerto dall' Amphisculpture, il teatro donato all'Aquila nel 2018, ideato in seguito al terremoto del 2009, di cui viene esposta una maquette.
In conclusione ogni opera era per lei querencia vale a dire il luogo nell'arena dove il toro va per sentirsi al sicuro dal matador, ovvero quello spazio che offre sicurezza e rifugio e invita alla riflessione e alla consapevolezza.
Di Amphisculpture, teatro donato all'Aquila dopo il terremoto viene esposta la maquette