In rassegna tre installazioni site-specific traducono concetti di instabilità e pericolo
La Fondazione Prada ospita fino al 9 novembre 2026 “Over, Under and in Between” mostra di Mona Hatoum (Beirut 1952) residente a Londra dal ’75. Per l’esposizione, viene riattivato lo spazio dell’edificio Cisterna, attraverso l’allestimento di tre installazioni site specific, che nel loro complesso, coerentemente con la poetica dell’artista libanese, traducono concetti di instabilità, pericolo e fragilità. Dopo il debutto nel mondo dell’arte con forme di espressione time based come la performance e in seguito il video, con forti connotazioni politiche e sociali, che l’hanno resa nota nel panorama artistico internazionale, sul finire degli anni 80’ ha iniziato a costruire un universo plastico articolato e complesso, in cui scultura e installazione rappresentavano il fulcro e il motore della sua ricerca.
Trentamila sfere non fissate al pavimento traducono fisicamente l'instabilità di confini e frontiere, dando forma a un territorio aperto e indefinito
Le installazioni rappresentano dei veri e propri dispositivi, che dialogano con la sintassi spaziale del contesto e prevedono nel percorso di costruzione di senso, il coinvolgimento attivo del visitatore, “forzato” a diventare una sorta di coautore. Le tre installazioni in rassegna forniscono anche una versione aggiornata da topoi dell’universo espressivo dell’autrice, come la mappa, la griglia e la ragnatela. Il pavimento di cemento della sala centrale della Cisterna ospita oltre trentamila sfere di vetro rosso translucido, che danno vita a una mappa del mondo, calibrata sulla proiezione di Gall- Peters - e non di Mercatore - per restituire equilibrio e proporzione ai continenti, di cui sono resi visibili solo i contorni, ignorando volutamente i confini politici e geografici, simboli dell’esercizio del potere.
Dagli anni 80', costruisce un universo plastico articolato e complesso, in cui scultura e installazione RAPPRESENTANO il fulcro della sua ricerca
Sfere non fissate al pavimento traducono fisicamente l’instabilità di confini e frontiere e la fragilità degli equilibri politico-economici e danno forma a un “territorio aperto e indefinito” come lo definisce la stessa Mona. Il visitatore viene accolto nella sala d’ingresso da una grande ragnatela sospesa sulla testa, costituita da sfere di vetro trasparente. Un motivo ricorrente che valorizza la duplicità: elemento minaccioso ma anche rifugio e interazione sociale. All of a Quiver dislocata nella terza sala è una struttura metallica a griglia composta da nove livelli di cubi aperti e sovrapposti che, accompagnata da rumori sinistri, oscilla costantemente fra il crollo e la ricomposizione. Una struttura che dimostra la capacità dell’artista libanese di articolare in forma poetica, strutture modulari di ascendenza minimalista, in grado di suscitare sensazioni di disagio, minaccia e claustrofobia.
Nata a Beirut nel '52 e residente a Londra dal '75, debutta con performance e video dalle forti connotazioni politiche e sociali