Thinking About Allegory And Abstraction - New York: The Metropolitan exhibits part of is collection

November 17, 2025

 

The exhibition has the merit of comparing two seemingly antithetical ways of figuration and disfiguration

Throughout their history, museums have accumulated such a vast number of works that sometimes even exhibitions driven by the necessary rotation of collections can offer interesting insights. This is partly the case with "Allegory and Abstraction: Selections from the Department of Drawings and Prints" at the Metropolitan Museum of Art in New York (until December 9). By displaying works such as Joachim Lüchteke’s Allegory of Art - which, with the mannequin-like pose of the female figure, evokes both something metaphysical and licentious (for example, the little devil that emerges from the bowels of a hillside, enjoying the backside of art) - or a view of Lake Zug that Turner dissolves into the clear colors of Swiss dawn, or even Henri Matisse and Louise Bourgeois’s illustrated books, the exhibition successfully contrasts two ways of figuration and disfiguration that seem to be dello sfigurare che apparentemente sembrerebbero antitetici: l’allegoria e l’astrazione. Da una parte, infatti, ci sono uomini e donne – soprattutto donne (l’arte, appunto, ma anche la verità, la giustizia, la fortuna, la lussuria, ecc.) – mascherate e vestite a festa per incarnare significati reconditi che il linguaggio quotidiano non riesce a disvelare. Come in una delle allegorie più famose del Rinascimento, Melancolia I di Dührer (non presente in mostra), la posa accidiosa dell’angelo femminile e l’accatastarsi di oggetti che rimandano sempre irrimediabilmente a ciò che il bulino non può incidere sulla lastra di rame alludono a una cosa e una soltanto: il senso e la sua assenza si danno come frammenti che quando va bene possono dare un’illusione di omogeneità in Wunderkammer, collezioni e archivi, quando va male nell’eterogeneità delle rovine, dell’accumulo o, appunto, dei depositi museali. E, in fondo, se è vero che il soggetto dell’allegoria e del suo eccesso di forme è proprio quel che non si riesce a dire o a raffigurare, un discorso simile si può fare con l’astrazione e il suo lavoro per sottrazione: così i corpi delle ballerine di Picasso, Power, Tschudi sfumano nelle linee definite dai passi di danza, o le figure mitiche, gli sfondi e i colori degli assemblaggi di Matisse in Jazz mimano il ritmo sincopato del sax e del contrabbasso, finché, alla fine, per citare il breve libro illustrato di Louise Bourgeois, tutto scompare nel silenzio più completo: solo allora, quando è già troppo tardi, si può trovare un senso, come nelle allegorie celebri del bagno di Diana, quando Atteone riesce a vedere le nudità della dea – poco prima di venire trasformato in cervo ed essere sbranato dai propri stessi cani.

The subject of allegory cannot be said or depicted completely and a similar argument can be made for abstraction that goes trough substraction

 

 

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