Dal latino monere, ricordare, il monumento vuole riconoscere, celebrare e far conoscere. Concreta la memoria da serbare per le generazioni a venire. Dei tanti monumenti equestri realizzati nel passato, ha una storia da raccontare quello rinascimentale raffigurante il condottiero Bartolomeo Colleoni, del Verrocchio. Svetta, con gran cipiglio, in campo Santi Giovanni e Paolo a Venezia, di fronte a quello che, oggi ospedale civile, un tempo era la Scuola di San Marco, confraternita religiosa. Il Colleoni aveva richiesto espressamente alla Serenissima un bronzo a sua perpetua memoria: muore (1475) e lascia la sua eredità a Venezia, ma in cambio vuole “una statua davanti a San Marco”. I veneziani, non propensi a una celebrazione tanto sfacciata, se la cavarono con astuzia: davanti a San Marco sì, ma la Scuola, non la Basilica!
Anna Achmatova (1889-1966), voce della dissidenza del popolo russo, da “leggenda vivente” a “relitto del passato… sgualdrina che va eliminata” sotto Stalin, ha il suo monumento a San Pietroburgo: “Bevo alla casa devastata / alla mia cattiva vita / alla solitudine in due… al mondo sguaiato e crudele / al Dio che non ci ha salvati”. Non molti i tributi scultorei a personaggi femminili in Italia, secondo l’Associazione “Mi riconosci?”, che ha fatto una mappatura sul territorio nazionale. Si celebrano gli stereotipi: sante, mondine, bagnanti, madonne e madri – tra questi, potente è il monumento alla partigiana di Murer e Scarpa a Venezia –, ma poco ricordate sono le donne realmente esistite.
Per “monumentale dimenticanza” non c’è statua dedicata a Trotula de Ruggiero, salernitana, prima donna medico e ginecologa d’Europa (XI-XII sec.), ma ne troviamo dedicate a Nosside, la più grande poetessa della Magna Grecia (IV-III sec. a.C.), a Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871, scrittrice, patriota e rivoluzionaria risorgimentale milanese), a Rosa Balistreri (1927-1990, cantautrice siciliana), alla poetessa toscana Dina Ferri (1908-1930), a Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, giornaliste uccise mentre svolgevano il loro lavoro (nel 1994 e nel 2001), e persino a Manuela Arcuri, come simbolo di bellezza e abbondanza (discussa, rimossa e rimessa a Porto Cesareo di Lecce, chissà se è ancora lì?), che prende il posto della statua dedicata alle Mogli dei pescatori. Anita Garibaldi è la donna più rappresentata.
L’artista Maria Lai ha creato a Nuoro un’opera pubblica per Grazia Deledda, e sia Rita Levi Montalcini (1909-2012) che Margherita Hack, “Signora delle stelle”, (1922-2013) hanno il loro encomio in bronzo. Quest’ultimo è creato da Daniela Olivieri, in arte Sissi, e si trova a Milano, di fronte all’Università statale. La contemporaneità fa divenire soggetti di monumenti oggetti comuni: un cucchiaio con sopra una ciliegia nell’opera ludica di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, a Minneapolis, come le caramelle di Laurence Jenk, realizzate in plexiglas, bronzo, alluminio o vetro di Murano, che provocano sorrisi in giro per il mondo. Ironico, ma non troppo, l’appello del revolver reso inoffensivo, con canna annodata, di Reuterswärd, che, nei pressi del Palazzo dell’ONU, a New York, tuona cupo il suo messaggio. Inascoltato.
Ascolti: G. F. Haendel, Sinfonia dal Messia Brusco/Bizzarri, Monumento, video