Scolpire l'anima - Amsterdam: L'omaggio del Rijkmuseum a Isamu Noguchi

13 Novembre 2025

Scultore, architetto, designer è una delle figure più eclettiche del XX secolo

"Una scultura è una relazione di forme nello spazio", affermava Isamu Noguchi. E, osservando le sue composizioni, potremmo aggiungere: perché lo spazio è il luogo dove intingere l'anima.

PER LUI LO SPAZIO È IL LUOGO DOVE INTINGERE L’ANIMA

Ovvero la propria anima e l'anima insita in tutto ciò che realizzava. Inoltre occorre dire che per Noguchi il frutto di ogni suo gesto era da considerarsi una scultura. Era infatti stato etichettato anche come architetto, designer, scenografo dimenticando questa sua unica e ribadita considerazione di sé. Per tale motivo sembra assumere un importante peso lo stretto rapporto con Marcel Duchamp che demandava al pensiero e al successivo comportamento il battesimo delle sue opere.

NASCE A LOS ANGELES DA PADRE GIAPPONESE E DA MADRE AMERICANA NEL 1904

E, a rendere ancora più enigmatico e suggestivo il personale iter creativo, occorre tener conto la nascita a Los Angeles nel 1904 da un padre giapponese e una madre americana e il rapporto con straordinari sperimentatori come Brancusi e il nominato Duchamp. Comunque era riuscito a far convivere lo spirito zen e lo sperimentalismo in un personalissimo processo compositivo. Pertanto una lampada, un progetto, un blocco di pietra o di bronzo, toccati dal suo estro, erano da ritenersi sculture.

STRINGE AMICIZIA CON BRANCUSI E DUCHAMP, FONDE IL LORO SPERIMENTALISMO CON LO SPIRITO ZEN

In tal modo colui che viene indicato come una delle figure più interessanti ed eclettiche del panorama artistico del secolo scorso deve la sua fama anche a tale considerazione che lascia ai frequentatori delle sue mostre la più ampia libertà di interpretazione e di appropriamento emozionale. Infatti Noguchi ha sempre incoraggiato i visitatori a ricavare connessioni personali e introspettive dal profondo, intimo contatto con le sue creature. E anche l'attuale rassegna, ospitata nei giardini del Rijkmuseum di Amsterdam, rispecchia tale logica espositiva, la medesima che caratterizza l'allestimento del Noguchi Museum di Long Island City, nel Queens, progettato dallo stesso artista. Un modo per ribadire in ogni occasione una filosofia anche comportamentale capace di coinvolgere compiutamente la percezione e l'anima della gente.

UNA LAMPADA, UN PROGETTO, IL MARMO O IL BRONZO TOCCATI DAL SUO ESTRO DIVENTANO SCULTURE

 

LA MOSTRA

Di Guendalina Cappellano. È in atto nei giardini del Rijkmuseum fino al 26 ottobre un’importante retrospettiva dedicata a Isamu Noguchi. In esposizione una trentina di sculture oltre alle ceramiche e alla nota scacchiera. Scultore, designer, architetto, paesaggista e scenografo, approfondisce la ricerca sullo spazio quale parte integrante dell’opera. In rassegna troviamo Play Sculpture (1965-1980 presentata in una rielaborazione del 2017): ricorda le strutture ludiche dei parchi giochi. Seguono sculture che riportano allo studio del corpo umano come Cronos, realizzato in balsa nel 1947 e in bronzo nel 1962, e lavori surrealisti come The cry dalla forma essenziale ed enigmatica. L’installazione Beginnings del 1985, appare più in sintonia con la cultura orientale: massi di andesite, distribuiti nei giardini del museo, richiamano scenari naturali e atmosfere primordiali. L’opera rimanda agli studi dei giardini zen intrapresi in Giappone, che lo consacreranno tra i maggiori protagonisti della progettazione di spazi pubblici. Nell’ottocentesca sala Beuning troviamo anche Chess table del 1944, esposta in una mostra con Marcel Duchamp e Max Ernst, mentre il Padiglione asiatico accoglie una selezione di ceramiche, a rappresentare la fusione tra razionalità e armonia. Completano il percorso 40 lampade Akari sospese nell’aria: ideate nel 1951 durante un viaggio a Gifu, queste effimere e poetiche fonti di luce, ispirate alle tradizionali lanterne giapponesi di carta e bambù, diventano la cifra delle sue creazioni.

 

 

Isamu Noguchi

Amsterdam

Rijksmuseum

Fino/until 26/10

L'Autore

29 Post

È nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e  Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. Dice che è stata pure una fortuna incontrare il direttore che ormai da diversi lustri accoglie e pubblica i suoi articoli.

Articoli Correlati

Related articles not found!

Articoli Recenti

I più letti di oggi