Bellezza E Dolore - Milano: Nan Goldin All'Hangar Bicocca

 

 

In rassegna il più grande corpus di fotografia in formato slideshow per la prima volta in Europa

S’intitola “This will not end well” la mostra dedicata a Nan Goldin dall’Hangar Bicocca dal 11 ottobre al 15 febbraio 2026. L’evento mette in evidenza l’attitudine dell’artista a rileggere periodicamente il corpus del suo lavoro fotografico, come dimostra anche il film autobiografico realizzato in collaborazione con David Armstrong “I’ll be your mirror” uscito nel 1995. La rassegna raccoglie il più grande insieme di fotografie in formato slideshow mai presentato prima e, per la prima volta in Europa, il visitatore vedrà anche i due più recenti lavori da proiezione, You never did anything wrong (2024) e Stendhal syndrome (2024), ispirata alle “Metamorfosi” di Ovidio, che ha attirato frotte di visitatori all’Église Saint-Blaise di Arles, dove è stata esposta quest’estate all’interno del programma dei famosi Rencontres de la photographie.

In esposizione troviamo anche The ballad of sexual dependency ispirata a una canzone di Kurt Weil tratta dall'"Opera da tre soldi" di Bertold Brecht

Tra gli inediti, si trova anche l’installazione sonora realizzata dal Soundwalk Collective. Apre l’opera seminale, The ballad of sexual dependency (1981-2022), sperimentata per la prima volta al Mudd Club di New York nel 1979, ispirata a una canzone di Kurt Weil tratta dall’“Opera da tre soldi” di Bertold Brecht. The other side (1992-2021) è al contempo un ritratto storico e un omaggio agli amici trans, attraverso scatti intimi realizzati fra il 1972 e il 2010 e altrettanto intima e traumatica Sisters, saints, sybils (2004-2022), dedicata alla relazione con la sorella e il suicidio, per cui è stata ricostruita la faraonica struttura alta 20 metri che l’aveva ospitata a Parigi nel 2004. Cupe e autobiografiche anche Memory lost (2019-2021) e Sirens (2019-2020) sui paradisi artificiali e la dipendenza. Un raggio di luce traspare dall’opera Fire leap (2010-2022) perlustrazione del mondo dell’infanzia.

Stendhal syndrome trae ispirazione dalle metamorfosi di Ovidio

L’allestimento rappresenta un altro punto forte dell’evento: la realizzazione di diversi padiglioni che si modellano su misura con l’opera da ospitare, formando un villaggio, progettati da Hala Wardè, collaboratrice storica di Goldin . Nonostante il titolo pessimista, l’esposizione ha il pregio di palesare la poetica dell’artista, basata sull’inestricabile intreccio fra arte e vita attraverso il format del “foto diario”, come ha dimostrato anche il recente film documentario a lei dedicato, premiato al festival del Cinema di Venezia nel 2022, diretto da Laura Potras, “Tutta la bellezza e il dolore”: titolo che potrebbe chiosare la sua intera esistenza, qui messa in forma di slideshow.

Cupe e autobiografiche Memory lost e Sirens sul tema dei paradisi artificiali e della dipendenza

 

 

 

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