In rassegna una selezione di 50 scatti in bianco e nero dedicati ai ghiacciai
“E ci si sciolse il vigore nel petto, come quando si perde una speranza” (“Il ghiacciaio”, 1946). Le parole di Primo Levi, potenti allora e, oggi, più che mai, gettano nel caos le coscienze e richiamano dall’interno il dolore e l’impotenza di una ferita globale. Lasciar introdurre ai versi del poeta il catalogo (Edizioni Contrasto) della personale di Sebastião Salgado in atto al Mart (fino al 21 settembre, a cura di Lélia Wanick Salgado) è una scelta di stile, che preannuncia la portata impattante della mostra dedicata ai giganti del gelo. Attraverso una selezione di 50 scatti in bianco e nero, in un gioco di contrasti e di chiaroscuri rappresentativo della poetica, il fotografo brasiliano conferma un ruolo di primo piano nella sensibilizzazione su biodiversità e temi sociali.
Un gioco di contrasti e di chiaroscuri confermano il ruolo di primo piano nella sensibilizzazione su biodiversità e temi sociali
Nel corso della carriera, pone più volte l’accento sulle questioni urgenti per la conservazione dell’ecosistema e per la lotta alle ingiustizie e alle disparità negli angoli remoti del globo. Non solo progetti artistici, ma anche significativi investimenti scientifici caratterizzano le sfide di un uomo in viaggio, testimone attivo e sostenitore del cambiamento. Nel documentario pluripremiato “Il sale della terra” (2014), i registi Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado approfondiscono, infatti, il suo intenso impegno di valorizzazione della ricchezza culturale e degli equilibri tra esseri viventi e ambiente nelle serie The Other Americas, Sahel: The End of the Road, Workers, Migrations, Genesis. Ma il focus più incisivo della pellicola è incentrato sulla sfida mastodontica del reporter nel rigenerare la foresta atlantica con la fondazione nel 1998 di Instituto Terra e la creazione di una riserva naturale paradisiaca in una fazenda di famiglia.
Dall’Antartico alla Patagonia all’Himalaya, il suo sguardo si unisce a quello dei ricercatori determinati a salvare il futuro
Presenti a Rovereto, nella rassegna “Ghiacciai”, nell’anno internazionale per la loro conservazione proclamato dall’Onu, lavori noti e inediti, completati dall’installazione site-specific al Muse di Trento che, fino all’11 gennaio 2026, occupa il Grande vuoto di Renzo Piano con un nucleo di fotografie scattate in Canada. Il rumore, quello del grido di aiuto, nel silenzio, quello del ghiaccio, permea la maestosità dei soggetti, imponenti e fragili, destinati a una inesorabile estinzione. Nel buio di un collasso, reso dalla magnificenza del corpus esposto che contiene anche opere di grandi dimensioni a insistere su quelle dell’emergenza, alcuni degli esemplari, fonti di acqua e di bellezza, quindi di vita, sono scomparsi. Dalla penisola Antartica alla Patagonia all’Himalaya alla Georgia del sud alla Russia, lo sguardo di Salgado sul pianeta si unisce alla missione dei ricercatori, determinati a salvare il futuro.
In esposizione, le serie The Other Americas, Sahel: The End of the Road, Workers, Migrations e Genesis
