La sua scultura si comporta come un albero che va alla ricerca della luce, oppure come un pensiero proiettato verso l’infinito: costante e nel contempo mutevole al pari di un desiderio che tenta sempre nuove vie per raggiungere l’obiettivo. Così Pablo Atchugarry si è ritagliato un sistema compositivo che non contempla la ripetitività.
Sotto tale profilo, "Atchugarry. Catalogo generale della scultura. Volume quarto 2019-2024", a cura di Marco Meneguzzo ed edito da Nomos, appare come l’ulteriore tappa di un viaggio in perenne evoluzione. Nella circostanza, vengono presentate oltre ottocento opere realizzate in prevalenza con il marmo bianco di Carrara e, talora, con quello rosa del Portogallo. Compaiono anche rare creazioni in legno di ulivo e alcune serie di bronzi dipinti tirati a otto esemplari.
Ma è soprattutto il marmo ad accogliere la sua indagine e a suggerire il tragitto del gesto esplorativo che lo conduce a un esito sempre diverso. E ciò riguarda sia il percorso ascensionale, sia quelle varianti laterali che si trasformano in lievi sospiri d’attesa a preannunciare ogni volta il raggiungimento del vertice narrativo. Questa è l’arte e quella abilità creativa che Atchugarry mette in atto interrogando la natura e interrogando profondamente e costantemente se stesso.