La Legge 1089 del 1939 costituisce una pietra miliare che per la prima volta stabilisce i fondamenti per una politica di tutela del patrimonio archeologico e storico-artistico nazionale in termini concettuali e giuridico-operativi. Tuttavia, nel corso dei decenni, si sono verificati notevoli cambiamenti: per esempio, nel 2003 si è messa a fuoco la definizione di patrimonio culturale immateriale, che l’Unesco indica come l’insieme delle tradizioni e delle espressioni viventi di una comunità trasmesse da una generazione all’altra. Queste variazioni di prospettiva hanno avuto molta importanza anche per le sedi espositive pubbliche: hanno portato categorie di oggetti, considerati precedentemente di scarso valore, a dignità di reperti museali.
Il museo è, dunque, uno degli agenti principali del processo di patrimonializzazione, vale a dire del conferimento di valore a determinate categorie di beni riconosciuti dalla collettività meritevoli di protezione e condivisione. Possiamo dire che l’evoluzione della definizione di museo va di pari passo con una radicale revisione dell’idea di patrimonio e del rapporto tra questo e la società. Del resto l’etimologia dello stesso termine monumento – monumentum da monere ricordare - indica quanto per gli antichi romani era degno di essere rammentato.
In questo contesto si inserisce, all’interno della legge bilancio 2026, l’istituzione di un fondo nazionale per il federalismo museale (FNFM). In particolare l’articolo 109, al comma 1, istituisce la previsione del Ministero della cultura di una dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026. Lo scopo è assicurare sostegno ai musei e ai luoghi della cultura non statali con la copertura dei fabbisogni di gestione ordinaria e di valorizzazione quali rinnovo degli apparati didattici, piccole modifiche nell’allestimento, organizzazione di eventi, al fine di implementare il sistema nazionale e renderlo, nell’ottica del Piano Olivetti per la cultura, propulsore di crescita delle comunità locali e delle periferie.
Il comma 2, inoltre, attribuisce al Ministro il compito di stabilire un piano di riparto delle risorse e prevedere che possa essere modificato annualmente in funzione di nuovi fabbisogni. La normativa va, dunque, a potenziare il sistema museale nazionale, a garantire un accesso di qualità per gli utenti e un miglioramento della protezione dei beni culturali. Si prospetta, quindi, la definizione di un livello omogeneo di fruizione degli istituti, dei luoghi della cultura con modalità uniformi e verificabili per la conservazione e valorizzazione degli edifici, dei siti, delle collezioni attraverso codici di comportamento e linee di politica museale condivise, nel rispetto dell’autonomia dei singoli istituti.