In esposizione, 61 opere dalla metà dell’800 agli anni ’70 del ‘900
C’è una mostra che dovrebbe essere assolutamente vista non solo dagli appassionati, ma anche da chi ama immergersi nelle vicende della pittura, penetrarne il senso profondo, al di là di etichette e stereotipi. “Da Picasso a van Gogh”, al Museo Santa Caterina di Treviso, a cura di Marco Goldin, riunisce dipinti provenienti dal Toledo Museum of Art (U.S.A - Ohio), ove sono in corso lavori di ristrutturazione.
Sotto i nostri occhi, dipinti che sono pietre miliari nella storia della pittura
Tra le 61 opere, datate tra il 1846-47 (Gli spaccapietre di Jean-François Millet) e il 1970 (Ocean Park n. 32 di Richard Diebenkorn, opera affascinante già nella grande retrospettiva del 1997 al Whitney Museum), ci sono alcuni memorabili lavori, che ci consentono di comprendere il dipanarsi della pittura in Europa e in America, gli sguardi e i rapporti, le influenze e gli scambi di esperienze, che si intrecciarono e si intensificarono tra i due continenti, reciprocamente alimentandosi.
Esigenze di comunicazione, legate ai gusti del grande pubblico, hanno probabilmente indotto a indicare nel titolo della mostra due nomi che, sulla base delle loro opere, restringerebbero il periodo a poco meno di vent’anni, tra 1890 e 1909. In verità, ben più ampio (centoventi anni) è il fiume che vediamo scorrere e snodarsi davanti a noi, con dipinti che sono pietre miliari nella storia della pittura: oltre ai nomi già fatti, citiamo Beckmann, Bolotowsky, Bonnard, Braque, Caillebotte, Cézanne, de Chirico, R. Delaunay, Fantin-Latour, Feininger, Gauguin, Hopper, Hofmann, Klee, Léger, Matisse, Modigliani, Mondrian, Monet, Moholy-Nagy, Morandi, Nicholson, Renoir (il paesaggio), Sheeler, Vuillard.
Anche questa personale scelta fa comprendere come l’esposizione offra non solo la possibilità di vedere certi snodi della pittura statunitense (meno conosciuti dai più), ma soprattutto renda palese, nella capacità delle opere di prendere la parola, quanto sia antistorica e perniciosa, in un tempo in cui i rapporti tra Europa e U.S.A vacillano, l’idea di potere recidere una cultura, non solo artistica, che ha strettamente permeato i due continenti.
Troviamo anche autori come Braque, Cézanne, de Chirico, Mondrian, Moholy-Nagy, fra gli altri
Infine, un doveroso ritorno a Diebenkorn, artista immenso, poco noto in Italia, presente nel Padiglione americano della Biennale di Venezia nel 1968 e nel 1978, esploratore del colore, finissimo disegnatore, frequentatore dei territori dell’astrazione e della figurazione, per lui conciliabili, giacché, come confessava in un suo scritto, contava “alterare, cambiare ciò che avevo davanti, per sottrazione o giustapposizione o sovrapposizione di idee diverse”.
Tra gli sponsor della mostra, i fratelli Antonio, Fiorenzo, Gaspare, Giancarlo Lucchetta del Gruppo Euromobil.