BELLEZZA E CONTRASTO. Si è spento il 18 dicembre, a Londra, Richard George Rogers

20 Dicembre 2021
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Figura chiave del movimento High-Tech, assieme a Norman Foster e Renzo Piano ha segnato la transizione dal modernismo al postmodernismo

Architetto italiano naturalizzato inglese, nacque a Firenze nell’anno 1933 con discendenza da una nobile famiglia inglese che dall’Inghilterra si era stabilita in Toscana due secoli prima. Fin da giovane Rogers trovò nell’architettura un destino già tracciato dalle orme di un parente, Ernesto Nathan Rogers, architetto e teorico italiano che lo influenzò oltremodo. Dopo il servizio militare, quindi, si specializzò all’Architectural Association School of Architecture di Londra e poi alla Yale University a New Haven, Connecticut, nonostante una brutta dislessia che lo affliggeva sin dai primi anni scolastici e che non lo abbandonò mai.

L’esperienza di Yale fu fondamentale nel favorire l’incontro con Norman Foster, da cui ebbe origine un sodalizio che nel 1964 avrebbe portato i due a fondare con le rispettive mogli lo studio di architettura “Team 4”. Quattro anni più tardi, nel 1968, Rogers fece il secondo incontro risolutivo per la sua carriera: quello con Renzo Piano, insieme al quale nel 1970 vinse un concorso per la realizzazione del Centre Pompidou a Parigi. Ad oggi nella sua produzione complessiva, il Pompidou è l’opera che maggiormente rispecchia l’estetica High-Tech, movimento di cui Rogers divenne una figura-chiave al fianco di Norman Foster e Renzo Piano, parti equivalenti di una triade autorevolissima che a partire dagli anni ’70 contribuì ad affermare il movimento nelle scuole di architettura in tutto il mondo. L’architettura High-Tech segna una transizione dal modernismo al postmodernismo, e consiste in una tecnica architettonica caratterizzata dall’integrazione, allinterno delle strutture, di componenti industriali e tecnologici. Negli edifici High-Tech, progettati con materiali all’insegna della trasparenza e della leggerezza, come vetro e acciaio, le tubazioni e gli apparati tecnici vengono evidenziati, anche per mezzo di colori audaci o scintillanti, o addirittura portati all’esterno delle facciate; così nel caso del Centre Pompidou il complesso appare “nudo” con scale e ascensori bene in vista. A livello teorico, il movimento High-Tech è guidato dal concetto secondo cui l’architettura ha il compito di mostrare come la tecnologia può migliorare il mondo, e per fare ciò deve mostrare o portare fuori l’anima interna, mobile, viva della costruzione.

Nella produzione di Richard Rogers, oltre al Centre Pompidou sono numerosi i casi di architetture High-Tech: in primis i progetti londinesi del Millenium Dome (1999) e le torri del Lloyd’s Building nel cuore della City (1979-86). Memorabile, sempre in territorio britannico, il grattacielo Leadenhall di Londra soprannominato The Cheesegrater la cui genesi esprime tutta la genialità di un architetto guidato da una visione  apertissima e sempre tendente all’innovazione. Il Cheesegrater, così chiamato ironicamente per la sua struttura affusolata che ricorda il profilo di una grattugia, nacque da un’intuizione di Rogers su uno dei suoi principi fondanti: "Una delle arti dell'architettura è lavorare in modo creativo con i vincoli del sito. […] Il vincolo principale di Leadenhall era la vista su St Paul's [Cathedral]. Londra è unica nel suo essere in parte dominata dagli scorci; è necessario mantere aperte certe vedute su St Paul's e noi ci trovavamo su una di quelle. Così ne abbiamo approfittato e l'abbiamo tagliata ad angolo, e questo ci ha permesso di ottenere quella sezione e quel profilo prominente, [che può essere visto] da tutta Londra” (da una intervista a Dezeen, 2013). Con questo approccio nacque il Leadenhall, con la sua parete vertiginosamente inclinata, situato a ridosso della cupola di St. Paul e - il caso volle - della già nota sede di Lloyd’s, a comporre uno skyline che l’architetto trovò immediatamente stimolante, strategico e naturalmente coerente. "Per me l'architettura è proprio questo. Non si tratta di adattarsi, ma di instaurare questi dialoghi. È un dialogo, è una bellezza che proviene dal contrasto".

Altre opere degne di nota firmate da Richard Rogers sono la Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo (1995), il centro commerciale Arkaden in Potsdamer Platz a Berlino (1989) e il terminal dell’aeroporto di Barajas a Madrid (2004). Nel 2007 si aggiundicò il prestigioso Premio Pritzker, e nel 2008 realizzò il Three World Trade Center, nuovo grattacielo facente parte della ricostruzione del World Trade Center di New York, terminato e aperto al pubblico dieci anni dopo. Tra i suoi ultimi progetti, nel 2013 realizzò il Centro Rogers a Scandicci, uno spazio civico polivalente e pedonalizzato alle porte di Firenze che reca il suo nome, in omaggio alla città che gli diede i primi Natali e forse, con le sue architetture finissime, lo educò alla bellezza del dialogo e del contrasto tra le forme.

L'Autore

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Nata nel 1990, Michela si laurea in Scienze dei beni culturali e dello spettacolo alla Statale di Milano. Nel corso della vita cambia direzione più volte, senza però tradire mai l'amore persistente verso i linguaggi artistici e la carta stampata. A partire dal 2015 lavora in importanti gallerie d'arte italiane e scrive per riviste e magazine di arte e cultura; di recente è alla ricerca di nuovi stimoli e possibilità nell'ambito dell'Editoria d'arte.

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