Presso la casa d’aste “Errico”, sono esposti fino al 21 febbraio i lavori di Gennaro Villani. Noto in particolar modo per i paesaggi, l’artista indaga il dramma umano come nel Minatore ferito, che gli varrà il consenso critico del suo maestro Michele Cammarano. Ma la parte più consistente del corpus è costituita dai disegni, vere e proprie testimonianze del suo privato; l’occhio del visitatore si perde tra schizzi ora di paesaggi, ora di allievi dell’Accademia, ora di amici e parenti. La dimensione familiare emerge con vigore: affettuosi sono gli omaggi riservati alla moglie e alla figlia, colta nelle varie fasi dell’infanzia. Abbiamo incontrato Francesco Bruschini, per approfondire la figura di Villani e i futuri progetti della casa d’aste.
Come siete giunti in possesso di queste opere?
Ci sono arrivate per caso. La nipote dell’artista ha deciso di affidarci in vendita quanto rimaneva in casa: oli, acquerelli, pastelli e un grande corpus di disegni che erano stati conservati in una semplice cartella. Abbiamo deciso di valorizzarli e incorniciarli quasi tutti singolarmente; alcuni invece li abbiamo accorpati per tema, stile e soggetto. Sono carte intime, autoritratti, ritratti della moglie Lisa e della figlia (anche loro pittrici, ndr) ma pure bozzetti, studi. Rappresentano, insomma, la tipica fucina di un artista. È probabilmente il lato più interessante perché consente di seguire sia il metodo di lavoro del singolo sia quello delle accademie. Per esempio, la copia del Fauno danzante di Pompei è testimonianza fondamentale per capire come si lavorava al tempo.
L’importanza di Villani nel contesto artistico partenopeo.
È stato tra coloro che hanno cercato di trainare nel ‘900 l’arte figurativa napoletana esplosa nell’800. Un tema rilevante: la città ha avuto una tradizione ottocentesca straordinaria, al punto di offuscare altre scuole italiane; ma proprio questi risultati hanno impedito di raggiungerne di simili nel secolo successivo. Secondo i critici del tempo - come Paolo Ricci - a Napoli nel ‘900 non si faceva altro che copiare stancamente l’800; in realtà, non è così e Villani ne è un esempio, con le sue esperienze artistiche internazionali, specie in Francia dove raccoglierà diversi successi, anche di mercato. Il minatore, del 1907, è stato in diverse esposizioni francesi.
Fra le opere raccolte, qual è la più rappresentativa?
Villani è noto per i paesaggi, di cui teneva corsi in Accademia. Tra le nostre acquisizioni, ci sono molti cortili, talvolta ripetuti, catturati in differenti condizioni di luce. Questi dipinti, così chiari e luminosi, risentono dell’esperienza francese, che lo porterà a schiarire la tavolozza. Altre opere rappresentative: La grande marina, dove raffigura un pescatore accanto alla moglie e, ovviamente, Il minatore, dal forte valore politico.
Da quando vi interessate all’arte napoletana e con quali progetti futuri.
Nel 2023, il titolare acquisisce quanto c’era in casa dei discendenti di Attilio Pratella (1856-1949, vedutista della scuola napoletana, ndr). Si è trattato soprattutto di un modo per richiamare l’attenzione sui tre figli dell’artista, Fausto, Paolo e Ada, pittori anch’essi ma meno conosciuti del padre. L’anno scorso, invece, è stato il turno di Emilio Notte; ora abbiamo avuto l’opportunità di dedicarci a Villani. Spesso si tratta di occasioni fortunate, in altri casi, le raccolte sono frutto di anni di ricerche da parte del titolare. Attualmente abbiamo due progetti in cantiere: per la primavera-estate è in programma una mostra su un architetto-scultore. Poi, ci stiamo dedicando a un altro pittore napoletano: appena raggiungeremo un sufficiente numero di opere procederemo a un nuovo allestimento.
Errico casa d’aste
Via Vincenzo Mosca 31/33
Asta di Gennaro Villani
Anche online
Fino al 21 febbraio