Siamo così abituati a dare per scontato l’ordinario da aver bisogno di guardare la realtà attraverso il filtro del paradosso e della farsa, per coglierne, dalla prospettiva dell’assurdo, aspetti inattesi.
Il Museo Fortuny dedica una vasta mostra monografica a Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954), figura incisiva della scena artistica contemporanea, capace nel corso dei decenni di ridefinire il concetto stesso di scultura. Il suo lavoro si colloca in un territorio di continua espansione, dove le nozioni di tempo, massa e superficie vengono ripensate insieme ai confini tra astrazione e rappresentazione. Al centro della ricerca si impongono il corpo e l’oggetto quotidiano, elevati a strumenti critici attraverso cui interrogare il rapporto tra arte e vita, fino a dissolvere le tradizionali separazioni.
Elemento chiave della pratica è l’umorismo, mai fine a se stesso, ma dispositivo capace di dischiudere questioni filosofiche e sociali. Attraverso situazioni paradossali e immagini volutamente stranianti, Wurm mette in scena le contraddizioni della contemporaneità. Smaschera le pressioni esercitate dal capitalismo e le costruzioni identitarie imposte dall’esterno. In questo spazio liminale tra alto e basso, tra monumentalità e banalità, si articola una realtà al tempo stesso farsesca e profondamente critica.
“L’ordinario è così vicino e così familiare a noi che siamo portati a trascurarlo”, afferma l’artista. “Guardarlo dalla prospettiva dell’assurdo e del paradosso ci offre l’opportunità di coglierne aspetti inattesi, forse più significativi”. È proprio in questa tensione tra riconoscibilità e straniamento che si radica la forza del suo linguaggio.
Accogliere il lavoro di Wurm negli spazi del Museo Fortuny significa confrontarsi con una duplice sfida alla gravità: quella fisica, che regola volumi e masse, e quella storica, inscritta nella stratificazione culturale di uno dei luoghi più densi di memoria della città. In questo dialogo serrato tra opera e contesto, la scultura si fa esperienza e interrogazione.
All’interno del percorso espositivo, uno dei nuclei più significativi riguarda il rapporto tra abito e corpo, inteso non come semplice rivestimento ma come prolungamento plastico dell’identità. Nella serie Substitutes, Wurm espone vestiti svuotati della presenza umana: superfici residuali che conservano una traccia, quasi un’eco del gesto di chi li ha indossati. Più che oggetti, appaiono come involucri sospesi, segnati da un’assenza attiva.
Il rimando al Delphos di Fortuny si impone per affinità strutturale: anche qui il tessuto si offre come forma potenziale, in attesa del corpo che lo attivi e lo completi. Un ulteriore punto di tensione si sviluppa nel confronto tra lo scialle Knossos e la scultura Yikes: elementi ridotti all’essenziale, che trovano senso nel momento in cui entrano in relazione con chi li indossa o li abita. Se il Knossos invita a un atto performativo, richiedendo un intervento per esprimersi pienamente, Yikes sembra invece trattenere il residuo di quell’azione, come se ne registrasse la scomparsa. In entrambe le opere, ciò che conta è la soglia instabile tra apparizione e dissolvenza.
È su questo terreno che si costruisce l’incontro con Mariano Fortuny, figura difficilmente classificabile per ampiezza e natura della sua ricerca: scenografo, inventore, pittore e designer, trasformò Palazzo Pesaro degli Orfei in uno spazio di sperimentazione totale, dove discipline diverse si intrecciavano fino a perdere i propri confini. Oggi il museo conserva e rilancia questa vocazione, e si configura come un sistema complesso in cui segni, materiali e memorie si sovrappongono e si rinegoziano continuamente.
Palazzo Fortuny è uno spazio che reagisce, che assorbe e restituisce, dove l’architettura non è semplice contenitore ma parte attiva dell’esperienza e i lavori di Wurm operano come dispositivi di slittamento: deformano, comprimono, si espandono, e introducono una tensione costante tra stabilità e mutazione. Il museo diventa un campo di prova per interrogare l’identità nel presente.
Erwin Wurm - Dreamers
Venezia, Museo Fortuny
6 maggio - 22 novembre 2026
A cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit

