L’Umiltà Dei Grandi - Doppia celebrazione per Luigi Voltolina a Venezia e a Portobuffolè

 

 

Scriveva già nel 1989 Lorella Pagnucco Salvemini: “Si avverte in Voltolina una semplicità che, per la sola ragione di corrispondere alla verità della sua intima natura, è così sincera da rendere difficoltoso il riconoscimento”. Alla soglia dei settant’anni di lavoro, quella semplicità e umiltà intellettuale sono sempre stati il suo “volo morale”, la condizione stessa, per dirla con Pascal, anche della sua grandezza artistica, oltre che umana. Il “sapere di non sapere” è ancora oggi, per Luigi Voltolina (Valona, 1942), una luce che non lo abbandona, anche quando i successi e i riconoscimenti potrebbero aver pacificato da tempo qualsiasi inquietudine.
Se pur con esperienze internazionali – del ’67 è il primo contatto con New York - e numerose frequentazioni della scena artistica romana e milanese - dagli anni ’70 è a contatto con l’ambiente culturale anche letterario - rimane un artista che percorre parte del secondo ‘900 e il nuovo secolo con estrema discrezione. Quando si racconta, preferisce, all’autocelebrazione, sempre qualche gustoso aneddoto.

Con il rimpatrio della famiglia arriva a due anni, da Valona, a Venezia. La sua vocazione non lascia spazio a nessuna distrazione e la sua vicenda artistica inizia dalla gavetta. Dopo l’Istituto d’Arte, approfondisce lo studio dei pittori antichi e contemporanei, dei materiali, finanche la lavorazione del vetro perché, Luigi Voltolina è un artista pittore, ma con la vocazione anche dello scultore.
Attratto dalla rappresentazione del corpo umano, resta fedele alla figurazione anche quando il clima artistico internazionale volge verso ricerche astratte e concettuali. Si è scritto molto della tensione vitalistica e drammatica che anima il suo lavoro, della dinamicità compositiva, del suo stare in bilico tra un ipotetico inizio e fine, l’Essere e il Nulla, del suo rincorrere la vita mentre scorre. Si è scritto spesso di pittura come apparizione, epifania. Niente può essere più azzeccato. Epifania, però, che prende forma dall’incapacità di possedere l’accadimento, che ha la forza dell’intuizione mai appagata, mai sufficiente a colmare lo spazio verso dimensioni sconosciute, tra energia vitale e finitudine. Da ciò anche la tragica esuberanza formale e l’incapacità di sostare in una rappresentazione riconciliata della realtà.
Il 2026 è iniziato con la mostra Luigi Voltolina. Epifanie, a Palazzetto Tito a Venezia, a cura della Fondazione Bevilacqua La Masa, con lettura critica introduttiva e lectio magistralis al finissage di Ernesto L. Francalanci. Un riconoscimento istituzionale che, se pur tra le numerose soddisfazioni espositive in Italia e all’estero, tardava a venire proprio nella sua città.
Preceduta dal Premio alla Carriera, in occasione della settima edizione del Premio Mestre di Pittura, la mostra veneziana è stata una preziosa antologica (dagli anni ’60) che ha stupito anche chi il suo lavoro lo conosce bene. Dall’ingresso – le foto di Fulvio Roiter che lo ritraggono giovanissimo all’opera, le bacheche colme di testimonianze - si capisce subito che la vita di Luigi Voltolina è sempre trascorsa nell’arte e per l’arte. Si capisce che non si è mai accontentato: “mi sento ancora in una fase di scoperte, di nuove realizzazioni, per questo vorrei progressivamente azzerare tutto e ricominciare nuovamente”. “Vorrei partire dal mio lavoro più autentico e onesto”, diceva, in un’intervista del 2019, a Michele Beraldo. Nella sala d’ingresso, al primo piano del Palazzetto, stava la recente scultura Pinocchio (fusione in alluminio, 2025) commovente nella sua precaria e afflitta postura, con il capo reclinato e il lungo naso cadente. Eliminato qualsiasi movimento concitato, rimane solo una serrata sintesi lineare, la figura non fende lo spazio si fa racchiudere dallo spazio.  Tutto “si azzera”, come preannunciato. Con inequivocabile purezza artistica, mostra la capacità e la fatica di liberarsi dai propri istinti, di “ricominciare nuovamente”. Con coraggio e onestà.

Fino al 21 giugno è in corso un’altra mostra con oltre 50 lavori: Voltolina. Disegni e opere inedite al Museo Casa Gaia da Camino, a Portobuffolè TV, a cura di Martina Cavallarin.


Luigi Voltolina
Disegni e opere inedite
Museo Casa Gaia da Camino
Portobuffolè (TV)
A cura di Martina Cavallarin
Fino al 21 giugno

 

 

L'Autore

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Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente.

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