Mappae Memoria

Spinea (Venezia)  Alessandra Ragionieri e Apo Yaghmourian  Due personali agli Oratori di Villa Simion e di Santa Maria Assunta

Continua la rassegna di arte contemporanea, voluta dal Comune di Spinea e dedicata alle varie declinazioni della memoria, a cura di Santina Ricupero in collaborazione con l’Associazione Contemporis ETS.
Il quarto appuntamento è con Alessandra Ragionieri e Apo Yaghmourian, due artisti che amano sperimentare vari linguaggi, con molte tangenze nonostante la loro differente età, provenienza e esperienze. Alessandra, fiorentina, al termine degli studi all’Accademia  di Belle Arti di Firenze (1985) inizia subito la sua attività espositiva approfondendo anche l’arte incisoria. Apo, nato in Giordania, di origini armene, se pur fresco di  laurea in pittura all’Accademia di Napoli (2022), conta già un nutrito curriculum espositivo, spesso sconfinante in altre espressioni artistiche. Molte le tangenze, anche talvolta operative: entrambi recuperano l’antica arte del cucito come ritualità meditativa per tenere insieme trame della memoria personale e collettiva; entrambi ricorrono all’uso di tessuti, impiegano stoffe con l’intenzione di voler penetrare anche mondi rituali antichi. Poeticamente, Alessandra e Apo, rivolgono da tempo lo sguardo a tematiche sociali, ai fenomeni delle migrazioni e sradicamenti culturali, considerano la dislocazione e la contaminazione come inevitabili necessità. Entrambi ‘percorrono’ le dimensioni della lentezza e del silenzio, si destreggiano tra spinte opposte insite nell’animo umano, amano riflettere sul contesto naturale.
Le due mostre, pur nelle differenti risultanze e scelte espressive (installazione per Alessandra, performance per Apo), propongono un racconto visuale solenne, di grande potere evocativo.

Alessandra Ragionieri fa fare lunghi viaggi agli abitatori delle sue terre mappate dai continenti. I lavori, che appartengono alle serie In Balia, Viaggiatori Permanenti e Viandanti mostrano persone in cammino, flussi di una umanità smarrita nel suo stesso esodo, disorientata eppure determinata a andare, a proseguire sempre. Tematiche sulle quali l’artista sta sperimentando da tempo forme espressive che si intersecano e sovrappongono, con l’intento di tracciare, come gli antichi naviganti, percorsi geografici e territori ancora sconosciuti: “Le mappe sono cartine nautiche in cui l’artista ricostruisce rotte misteriose e annoda fili della memoria: le sue terre bianche e mute emergono per contrasto con il blu intenso del mare, limite di altre terre”, scrive Santina Ricupero, ponendo l’accento anche sul bicromatismo  come elemento dialettico di terra e acqua.
Alessandra per le sue narrazioni, sceglie un linguaggio espressivo formale raffinato,  materiali discreti - inchiostri, grafite e chine - per suggerire la dignità del silenzio dinnanzi alla sofferenza. La migrazione pare non potersi mai fermare, è pagina di storia che si ripete, ogni volta  inquietante anche per il ricordo ancestrale che suscita. Negli ultimi lavori, Terra e acqua, le sagome si appiattiscono, fanno sentire come pesa la perdita d’identità, il sentimento dello sradicamento. Nell’Oratorio di Villa Simion, sono esposte alcune pitture con le semisfere della serie Vagabondi (2015): tra terra e mare si delineano degli arabeschi (percorsi impossibili) che disegnano delicate infiorescenze, mentre figure umane dall’aspetto primitivo si addensano o rarefanno, creando orizzonti visuali stranianti. La calotta in plexiglass esalta tridimensionalmente la vicinanza delle scene e contemporaneamente sigillano quella realtà in una dimensione più lontana, incantata e perenne.

Apo Yaghmourian fa lunghi viaggi: Syria, Ungheria, Italia, Kenia, India, Armenia, Brasile, Portogallo e Svezia, sono solo alcuni luoghi del suo peregrinare artistico tra arte visiva, musica, teatro, danza, tutte esperienze che si integrano e convivono armoniosamente. Senza perdere di vista l’importanza delle sue origini armene e la dimensione del trascendente, partecipa con spirito di conoscenza quasi rinascimentale al suo tempo. Ha vissuto un solo anno in Armenia, ma ha voluto imparare la lingua dei nonni: le sue riflessioni sull’identità, sull’appartenenza e sui confini, non hanno limiti geografici e sono un appello ai valori dell’uomo senza escludere il ricordo come atto etico, perché conoscere (imparare) è anche saper ricordare. Del resto, chi meglio di lui può sentire radici forti e essere cittadino del mondo?  L’humus di una cultura mista, che ha sempre avuto forti legami con l’occidente, è quanto di più stimolante possa accompagnare il suo lavoro d’artista.
L’oratorio di Santa Maria Assunta fa da contrappunto ideale alla performance Il Sacro (2020) ispirata a storie bibliche. L’artista scandisce ritmicamente la scena con tele dipinte come fossero tessuti, colora righe verso l’alto a simboleggiare montagne e orizzontali per i fiumi, attorno cuce a mano passamanerie abbandonandosi alla ritualità del gesto ripetuto. Inventa una personale liturgia lasciando tracce rosse dei suoi piedi a ricordo di cammini difficili e sacrificali, chiodi a ricordo della croce. Alla fine del suo cammino, lo attendono tre mele, simboli per eccellenza di morte e rinascita, di diversità e conoscenza.
“Tutti gli artisti vivono a stretto contatto con la morte anche se non sono affatto tristi” scrisse Alda Merini, nella vitalità creativa di Apo Yaghmourian, dove niente avviene per caso, più che la sofferenza sono la dignità della vita e la rinascita a prendere il sopravvento.

 

Inaugurazione sabato 5 marzo ore 17.00, Oratorio di Santa Maria Assunta

Fino al 20 marzo,  da giovedì a domenica 15.30-18.30 - sabato e domenica anche la mattina 10.00-12.00
Oratorio di Santa Maria Assunta, via Rossignago
Oratorio di Villa Simion, via Roma

L'Autore

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Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente.

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