Mario Tobino: La diversità come orizzonte da scoprire - Le libere donne di Magliano nella fiction Rai in tv in questi giorni

 

 

 

La Rai riscopre Mario Tobino. Uno dei più straordinari intellettuali del 900. Si viaggia tra i ritagli della memoria di uno psichiatra che ha saputo essere anche scrittore raffinatissimo nonché, in alcuni casi, critico d’arte. Attraverso le trame de Le libere donne di Magliano, volume intenso, illuminante, commovente. Sei puntate offerte su Rai 1 in tre serate. Chi le ha perse le potrà recuperare su RaiPlay. Dentro ci sono le diapositive di un’epoca. Fragilità, amore e Resistenza negli anni difficili della seconda guerra mondiale. L’affresco di un Paese attraversato da una cupa malinconia.

Tobino meritava questa riscoperta. È  figlio di una prosa che si muove costantemente tra cronaca e originalità tecnica. Nelle sue pagine ti prende per mano, ti accompagna con le sue storie ma ti tiene costantemente sveglio con una descrizione tagliente, improvvisa, con un inatteso identikit che, con pochi tratti, abbozza una figura umana, la scolpisce, ne modula i tratti. Capace di conoscere Viareggio nel profondo, di dare spazio, anima, al presente ed al passato, lasciando intatto il salmastro, il libeccio, quella Darsena che frequentava, quasi religiosamente, con il pittore Mario Marcucci e che, col tempo, si trasformerà da inferno dei poveri nel paradiso dei ricchi.

Un medico che decise di operare nel suo manicomio a tempo assolutamente pieno. Senza andar via, senza avere altre case, senza distaccarsi praticamente mai dai suoi malati. Perché quello imponeva, secondo le sue regole, la dottrina della sua professione. Due piccole stanze, un letto singolo appoggiato al muro, una finestra per percepire gli umori, i gemiti, le perversioni delle pazienti, nient’ altro. Un’immersione totale in quella realtà, nello sgomento verso il mistero della mente umana e della follia. Prodromi di quella battaglia che, negli anni, lo porterà in contrasto con Franco Basaglia, la sua Legge e la chiusura di quelle strutture.

Di Tobino custodisco personalissimi ricordi legati alla mia infanzia. Abitavo allora a cinquanta metri dalla farmacia del padre, all’angolo di via Verdi, nel cuore dell’antico mercato di Viareggio. Lì, al primo piano, c’era anche la casa di famiglia. Negli anni, avrò incrociato Tobino almeno una decina di volte. Un uomo alto, avvolto da una sciarpa rapinosa che procedeva con passo spedito. Sapevo chi era ma non osavo fermarlo. Avrò avuto una decina d’anni, non di più. Allora la letteratura mi sembrava un orizzonte lontano.

Ha fatto bene la Rai a riproporne tracce di biografia. Lo scrittore, anche in questo volume, restituisce una delle testimonianze più intime ed intense della psichiatria italiana. Perimetrata da un suo aforisma che vive di sconcertante modernità: “La diversità non è un mostro da temere ma, semplicemente, un orizzonte da scoprire”.

 

 

L'Autore

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Custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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