Quella muta protesta

7 Settembre 2022
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Mariapia Fanna Roncoroni in mostra a Spresiano

Di Alice Sartori. Quando si dice «una vita per l'arte» si parla e si deve parlare anche di lei: Mariapia Fanna Roncoroni. Un'artista potente, prolifica che ha interamente vissuto la sua esistenza esprimendola attraverso un cammino artistico che si è fatto impegno e linguaggio poliedrico, caratterizzato da una ricerca costante, quotidiana e continua. Una personalità ricca di contenuti e di spiccata sensibilità verso il mondo e le sue traversie; uno spirito libero perché capace di superare gli schemi, le convenzioni sociali e le ideologie più radicate per pensare ed agire secondo il proprio sentire. All’artista milanese di respiro internazionale, che ha vissuto e operato dagli anni Cinquanta a Villorba, l’Amministrazione Comunale di Spresiano e il Gruppo Artistico Spresianese nella persona del loro Presidente, Bruna Sordi, hanno voluto dedicare un’esposizione e, nell’accettare l’invito, l’Archivio Mariapia Fanna Roncoroni, ha sentito, in questo momento storico, l’esigenza di presentare Muta Protesta. Come spiega Sabina Vianello, curatrice della mostra assieme a Myriam Zerbi e Maria Luisa Trevisan, si tratta di una «complessa installazione alla quale l’artista ha lavorato a lungo, dedicandovi un impegno intenso quanto intensa è la relazione che l’opera provoca nell’osservatore». Importante è anche l’ambiente particolare che accoglie l’esposizione che contribuisce ad amplificare il messaggio dell’artista. Continua Vianello: «Lo spazio per il quale è pensata la mostra è una chiesa sconsacrata, luogo giusto per accogliere un lavoro così dirompente, che si interroga sulla sacralità della vita umana e sul suo diritto a essere accolta, rispettata, e non violata. L’insieme, composto da nove elementi, Uomo, Donna, Labirinto, Minaccia, Annuncio, Orchestra di violenza, Libera nos a malo, Amen, Perché?, richiede un’esperienza immersiva che non mira solo all’attenzione di chi guarda, ma ne tocca profondamente emozioni e sensibilità. Comunica un messaggio forte, imponendo una riflessione e una presa di posizione contro la violenza e l’orrore della guerra. Muta Protesta è attuale, come lo sono i Libri Muti, volumi di legno o di terracotta inchiodati, assordanti nel loro potente assunto: se rimaniamo sordi alla voce della cultura – della civiltà – non potremo chiamarci Umanità tanto a lungo».
Incontro così le opere di Mariapia in una sera di fine estate con un allestimento che fa bene il suo lavoro creando un incredibile senso di forza centripeta che mi spinge dentro una spirale di emozioni plurime. Vedo e sento ferite, incisioni, lacerazioni e poi silenzi, nuvole, abbracci, nastri ed angeli. Ci sono chiodi, chiodi ovunque. Hanno punte acuminate, fendenti, feroci… trafiggono e paralizzano qualsiasi superficie. Li sento sul corpo, in testa, sulle tempie come Frida Kahlo in La colonna spezzata. Non c’è scampo. C’è tristezza e dolore, una rabbia sommessa che si esprime in un silenzio senza fine. Una Muta Protesta appunto. Mi sento sopraffatta dalla commozione e guardo lei, Mariapia, nelle foto e nei brevi racconti riprodotti. Sembra non aver mai smesso di portare sulle sue spalle il peso e le brutture del mondo. Vorrei estrarre ogni singolo chiodo perché ogni chiodo tolto è un dolore sanato, ma non funziona così e lei lo sa, me lo dice attraverso le lenti dei suoi grandi occhiali. È come se, tenendomi per le spalle, mi chiedesse con gentilezza di osservare ancora senza distogliere lo sguardo. Il dolore esiste, va accettato e le ferite restano anche se si prova a curarle. «Abbraccialo questo mondo, anche con le sue disarmonie», c’è bellezza in questo. Mi fido di Mariapia, eppure non la conosco, ma ogni passo che faccio è un’immersione nel suo universo pieno di domande, di intenzioni, di ‘pesche e di castagne d’india’; leggo le sue parole: «Chiedere ad un artista perché oggi faccia quello che sta facendo, è come chiedere ad un pesco o ad un ippocastano perché oggi stia gonfiando la gemma che fra quattro mesi diventerà pesca per l’uno e castagna d’india per l’altro». Sto bene qui dentro, sono disorientata e fiduciosa al tempo stesso perché le sue opere mettono in moto la mia mente, mi fanno ragionare, pensare, sentire. E quei chiodi perturbanti mi fanno meno paura perché nel trafiggere creano altresì un’apertura, un passaggio dove far fluire altri universi. Mariapia non c’è più, è scomparsa nel 2018 a 93 anni, eppure conversa con i visitatori come se fosse presente, li prende per mano e li porta verso i suoi abbracci, struggenti, in terracotta. Si sente la sua presenza ovunque, anche nei nastri attorno all’Angelo legato al centro dell’altare. Si legge: «Le bende che gli sono cadute addosso e lo stringono sono tragedie e sofferenze, insensatezze dei comportamenti umani come dei corsi del destino nel tracciato inesorabile del Tempo. Serbano memoria delle ferite che hanno avvolto, sono il dolore del mondo e le utopie infrante, ma sono anche le fasce che accolgono i bambini alla nascita, e ogni nascita è un nuovo inno alla vita. Di queste innumerevoli pezze è fatto il mondo che si forma ai piedi dell’Angelo. Ed è freddo e caldo, è pesante e leggero, traumatico e pieno di meraviglie». C’è speranza finché sapremo avere pietà e amore verso il prossimo. Che grande potere ha l’arte che sa farsi filtro e ponte di congiunzione; ci accompagna in sentieri che solitamente eviteremmo. E che fortuna incontrare un’artista così, dalla personalità ‘gigantesca’, sensibile, intelligente e piena di desiderio di condivisione oltre il tempo e la dimensione del qui ed ora. La vedo con le mani in tasca in pantaloni larghi e comodi, con il gilet e le sue maglie ampie. La vedo che sorride con semplicità, che mi saluta con la sua mano delicata e creativa: «torna a trovarmi quando vuoi!» mi dice. Lo farò, Mariapia, e certamente non sarò l’unica.

Spresiano, Chiesa dei Giuseppini, Mariapia Fanna Roncoroni. Muta Protesta a cura di Myriam Zerbi, Sabina Vianello e Maria Luisa Trevisan.
Dal 3 al 25 settembre: venerdì 16.00 – 19.30, sabato, domenica10.00 – 12.00; 16.00 –19:30
Domenica 25 settembre, per il finissage, alle ore 18, verranno proiettati filmati sulla vita e sull’opera dell’artista.

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