Venezia. Nauman a Punta della Dogana

28 Maggio 2021
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Il contrapposto di Bruce

Dalla fotografia alla video arte, dalla performance alla scultura, ha sperimentato le potenzialità concettuali di ogni pratica artistica per oltre mezzo secolo

Prima l’acqua alta da record degli ultimi mesi del 2019 e poi oltre un anno di lockdown hanno causato un crollo del turismo lagunare senza precedenti. Venezia è la città italiana che ha sofferto maggiormente in quest’ultimo anno e mezzo, ma ora, nonostante le riaperture siano state alquanto caute e solo secondariamente si siano rivolte alla rete museale del capoluogo veneto, si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Attualmente sono visitabili la “XVII Mostra Internazionale di architettura” (fino al 21 novembre 2021) e diverse mostre di alto prestigio. Tra queste, nell’ultimo fine settimana ho potuto visitarne ben 4 e ve lo voglio raccontare partendo dalla prima.

Bruce Nauman: “Contrapposto Studies” – Punta della Dogana – fino al 9 gennaio 2022 – a cura di Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois. Una mostra personale che rende omaggio a uno degli artisti viventi più affermati a livello internazionale. Spaziando dalla fotografia alla video arte e dalla performance alla scultura ha sperimentato le potenzialità concettuali di ogni pratica artistica per oltre mezzo secolo.

"L’arte come attività aveva preso il sopravvento rispetto all’arte come prodotto"

Concepire una grande esposizione monografica che potesse comprendere la sua intera produzione sarebbe stato, probabilmente, impossibile. Si opta per una mostra dai contorni definiti che, tuttavia, si lascia andare in più di un’occasioni a piacevoli derive tematiche. Il focus sui Contrapposto Studies viene giustificato dalla recente acquisizione da parte della Pinault Collection e del Philadelphia Museum of Art delle relative opere a cui è dedicata la parte iniziale e finale della mostra. Il contrapposto è una formula compositiva che risale alla scultura classica del V secolo a.C. e che consente di gestire il peso e l’equilibrio creando una torsione dinamica del busto. Una postura che venne recuperata e ampiamente studiata anche dalla pittura rinascimentale e che Nauman ripropone attraverso una serie di performance che lo vedono gironzolare per il suo studio alternando tensione e rilassamento nelle gambe e nel busto. Il suo corpo diventa il materiale di lavoro e nel corso della mostra il soggetto principale si sposta dal contrapposto all’indagine del proprio studio. È probabilmente qui che ho percepito con maggior efficacia la portata di questa ricerca, in particolare grazie all’opera Test Tape Fat Chance John Cage, 2001.

Un video di 12 minuti in cui una telecamera a infrarossi riprende, durante la notte, l’interno del suo studio. Sappiamo bene quanto il luogo non sia un mero contenitore ma uno dei componenti che trasforma un prodotto in opera d’arte. Ebbene, qui Nauman sembra volerci dire che se tutto quello che realizza un artista è arte (pensiamo alla Merda d’artista di Manzoni) e se il luogo gioca un ruolo cruciale, allora anche tutto ciò che avviene all’interno dello studio di un artista è arte. Pertanto, come dobbiamo considerare le falene che con il loro ronzio creano la colonna sonora di questo video? O il ratto che ogni tanto si intrufola nell’immagine? O il gatto che lo insegue?

Il luogo di origine della creazione artistica è un colmo di elementi marginali come tutte queste presenze che di giorno risultano invisibili, ma che si riescono a cogliere in tutta la loro complessità solamente quando l’artista si fa da parte. Un modo poetico per dirci che lo studio di un artista è prima di tutto un raccoglitore di vita e solamente in seconda battuta di esperienze artistiche.

Seguono esperimenti sulla riduzione dello spazio fisico al fine di indurre condizioni di disagio nello spettatore come nel caso di Acoustic Wedge (Mirrored), 2020 e Diagonal Sound Wall, 1970. Altro esperimento davvero affascinante è Elke allowing the Floor to rise up over her, face up, 1973 in cui una donna sdraiata sul pavimento segue le istruzioni di Nauman immaginando di farsi inghiottire dal suolo. Dopo 40 minuti, la donna quasi non riesce più a rialzarsi e accusa difficoltà respiratorie. L’opera riflette sulla capacità dell’immaginazione di creare sensazioni fisiche al limite della sopportazione. Concludo con l’opera che dal punto di vista dell’allestimento e dell’impatto scenografico ho preferito: For Beginners (all the combinations of thumb and fingers), 2010.

L’installazione video trova spazio nel cuore di Punta della Dogana, nel suggestivo cubo progettato da Tadao Ando ed è composta da due video fuori sincrono che mostrano le mani dell’artista che, durante lo studio del pianoforte, tentano di eseguire le 31 possibili combinazioni di ogni dito e pollice. La monumentalità dell’opera, l’ambiente circostante, il bianco e nero dello sfondo e la voce che detta istruzioni che il corpo non riesce a eseguire ipnotizzano lo spettatore. Ho atteso per mesi l’inaugurazione di questa mostra e nonostante le mie aspettative fossero alquanto alte, sono rimasto colpito dalla qualità dell’allestimento e delle opere esposte, oltre che dalla chiarezza derivante da un’ottima organizzazione degli spazi e da una perfetta gestione dei paratesti che hanno reso chiaro e comprensibile il lavoro di un artista così difficile da apprezzare.

Bruce Nauman
Contrapposto Studies

Punta della Dogana
Venezia/Venice
A cura di/curated by
Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois
Fino/until 9/01/22

L'Autore

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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