Anche Per L'Art Sharing Ci Vogliono I Contratti

 

DI GABRIELE DALLE LUCHE E PAOLO GARFAGNINI

 

L’art sharing è la nuova frontiera dell’arte diffusa: opere che lasciano lo studio per entrare in alberghi, borghi, ristoranti o musei locali, spesso senza passare dal mercato tradizionale. È un patto tra artista e luogo: io ti espongo, tu mi dai visibilità (o magari ospitalità). In Italia, piattaforme come artsharing.org facilitano questi incontri. Anche in Europa, progetti simili si moltiplicano: il turismo esperienziale e la cultura condivisa vanno a braccetto. Ma dietro la condivisione, ci vogliono anche le regole. E i contratti? Servono, eccome. L’art sharing non funziona davvero senza un accordo scritto. In base alla normativa italiana, gli strumenti contrattuali che regolano la fruizione dell’opera più usati sono: - contratto di comodato, l’artista concede l’opera in uso per un tempo determinato, a titolo gratuito, spesso a scopo espositivo. La struttura si impegna a conservarla e restituirla; - contratto di esposizione temporanea, include clausole su durata, condizioni di esposizione, eventuale assicurazione, promozione e responsabilità in caso di danni; - contratto misto o atipico, in caso di ospitalità o servizi in cambio dell’opera (es. soggiorno, pasti, spazio di lavoro), si può redigere un accordo su misura, purché rispetti i principi generali del Codice Civile (art. 1322 c.c.); - il contratto di prestito, (detto tipo contrattuale è regolato dalla disciplina del comodato). In tutti questi accordi è necessario precisare: - chi è responsabile in caso di danni o furti; - se è prevista la copertura assicurativa; se l’opera può essere venduta durante l’esposizione; - diritti sull’immagine (per social, cataloghi, ecc.); - eventuali compensi per il prestatore; - chi sostiene i costi di trasporto, assicurazione, allestimento; - la durata del prestito; - le condizioni di allestimento e di trasporto. La bellezza condivisa va anche tutelata. L’Art Sharing unisce promozione artistica, turismo e creatività territoriale. Ma la bellezza, per circolare bene, ha bisogno di una cornice giuridica chiara. Perché dietro ogni opera in esposizione c’è (o dovrebbe esserci) un contratto ben fatto. Un’opera appesa senza accordo è come un quadro senza chiodo: prima o poi cade.

 

Info: www.themistudilegali.it

 

 

 

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