DI GABRIELE DALLE LUCHE, PAOLO GARFAGNINI
Nel mondo dell’arte contemporanea si viaggia più dei trolley. Ma, per il fisco, la domanda non è “dove espongo?”, bensì “dove vivo davvero?”. Fino al 2023 bastava incastrare tre indizi: anagrafe, domicilio (come centro di affari/interessi) e residenza civilistica. Dal 2024 la musica cambia: conta la presenza fisica (anche a spiccioli di giornata) e il domicilio diventa il luogo delle relazioni personali e familiari. Tradotto: le tracce di vita quotidiana pesano più dei flyer della mostra. Sui redditi, il copione è noto: le esibizioni si tassano dove avvengono (così dicono le principali convenzioni), le royalty spesso nello Stato di residenza (sempre convenzioni), il resto dipende da contratti e appigli logistici. Qui entra in scena la protagonista del 2025: l’ordinanza Cass. n. 11531/2025 sullo scultore con atelier a intermittenza in Toscana (più precisamente nel comune di Pietrasanta, provincia di Lucca). L’Agenzia delle entrate ha provato a cucirgli addosso una base fissa in Italia (la versione professionisti della stabile organizzazione) sventolando laboratorio, 148 opere, attrezzi e conti bancari. La Suprema Corte ha risposto: “no, grazie”. Perché una base fissa non è un pied-à-terre poetico: serve disponibilità stabile, uso continuativo e nesso funzionale con l’attività. Se l’artista passa d’estate, produce a ondate e il grosso degli indizi è sfasato rispetto all’anno accertato, niente base fissa. Anche la presunzione sui versamenti bancari regge solo se il quadro d’insieme canta all’unisono; qui stonava. Mentre nel 2020 la Cassazione ha punito la residenza estera “di facciata” (il cantautore con carte che “strisciavano” in Italia più dello stylist), nel 2025 ha ricordato che non si può trasformare ogni laboratorio in trappola fiscale. E se vi trasferite in un Paese a fiscalità privilegiata? La presunzione di residenza italiana esiste ancora (Cass. 1292/2025), ma si vince con prove sostanziose: famiglia, scuola dei figli, utenze, cure, biglietti, routine. Non con un AIRE appeso al chiodo come un neon di Maurizio Cattelan. Consigli spicci per artisti (e gallerie): - contratti chiari su luogo e durata delle performance, niente stanze dedicate, badge permanenti o recapiti fissi: profumano di base fissa; - documenti ordinati per anno d’imposta: il tempo, in Cassazione, è un’installazione site-specific; - mappate giorni e vita: il 2024 ha dato voce alle presenze e agli affetti. Morale (ironica ma giuridicamente sobria): potete essere ovunque con l’arte, ma fiscalmente abitate dove vivete, non dove vi fotografano al vernissage. E un laboratorio pieno di opere non fa base fissa più di quanto un catalogo faccia una sentenza.