DI GIADA GASPAROTTI
In esposizione opere dello scultore dagli anni ’80 a oggi accompagnate dall’interpretazione degli scatti del fotografo
Descrive un dialogo tra scultura e fotografia “Red Reflection”, mostra in atto presso la nuova sede di Schena Generali a Gravedona ed Uniti, piccola località bagnata dalle rive del Lago di Como. Il titolo è un omaggio alla sede ospitante, che trova nel rosso il colore distintivo, simbolo di passione, come quella per l’arte che da anni accomuna i due artisti protagonisti di questa esposizione: Elvino Motti e Mauro Ceresa. Le loro opere accompagnano i visitatori in una storia d’arte, di amicizia e di collaborazione.
Di Motti troviamo anche Red Age, un’opera lignea di grandi dimensioni dedicata al mondo animale
Elvino Motti offre una panoramica sul suo lungo percorso artistico, spazia dalla produzione degli anni ‘80 a quella del 2021. Queste opere attestano la sua versatilità che lo porta a lavorare diversi tipi di materiale, dal legno al bronzo, dal metacrilato alle pietre, con un’abilità che va dal figurativo dei primi anni, all’astratto del periodo più recente. In mostra anche una scultura rotante di grandi dimensioni dedicata al mondo animale, frutto di due anni di ricerca. Realizzata in legno, Red Age il titolo, rivive oggi in una nuova veste pop, per via di una vivace smaltatura rossa. Presenti anche i lavori metamorfici, abitati da una sfera centrale che invitano a un’esperienza che va oltre la vista, e stimolano anche il tatto.
Presenti i lavori metamorfici dello scultore che invitano a un’esperienza che va oltre la vista
Le opere di Motti dialogano con gli uffici di Schena Generali, e accedono ad altre dimensioni espressive con le fotografie di Ceresa. Esposte lungo le pareti, guidano dentro un’esperienza visiva che fa del frammento una reinterpretazione della scultura, porta d’accesso verso differenti prospettive. Una scrittura di luce la sua, che si sofferma su texture e colori, come il rosso che si accende nei suoi 5 scatti inediti realizzati appositamente per l'occasione. Catturano lo sguardo. Il fotografo propone l’arte di fotografare l’arte, attraverso il suo obbiettivo la scultura rinasce in un diverso microcosmo visivo.
Assistiamo quindi a una fusione tra due espressioni artistiche differenti, ma non così distanti, raccontate lungo un percorso tra luce e materia che sembra dire: “Non esistono confini tra i linguaggi, ma un flusso costante di idee e contaminazioni che apre le porte a nuovi panorami.”
Le fotografie di Ceresa fanno del frammento una reinterpretazione dell’opera plastica