Come Modifico I Presupposti Del Dipingere - Il Lungo Percorso Artistico Di Gianfranco Zappettini

17 Dicembre 2025

 

DI ANDREA DAFFRA

Dal ’74, è figura di riferimento della pittura analitica internazionale

La ricerca di Gianfranco Zappettini trova le sue origini negli anni in cui numerosi esponenti della pittura italiana ed europea erano impegnati a riformulare presupposti del dipingere, mettendo in discussione il modo di intendere l’opera stessa: essa, infatti, non era più concepita come sede di una raffigurazione, ma come campo di lavoro in cui risultavano espliciti i rapporti tra progetto, supporto, materia e procedimento esecutivo. In altri termini, l’immagine non precedeva il processo che l’avrebbe generata, ma si definiva durante l’esecuzione, attraverso una successione di passaggi in cui l’atto del dipingere coincideva con la progressiva determinazione della struttura dell’opera.

Tra il '62 e il '63, acquisisce precisione formale e disciplina costruttiva nello studio dell'architetto Konrad Wachsmann

Essenziale, in questa direzione, fu l’esperienza nello studio dell’architetto Konrad Wachsmann tra il 1962 e il 1963, dove Zappettini acquisì una precisione formale e una disciplina costruttiva destinate a rimanere costanti nella sua pratica. In questi anni, le serie Strutture e Tavole articolavano proprio tale orientamento, organizzando la superficie secondo rapporti misurabili e attribuendo al gesto una funzione disciplinata, non espressiva, così che la pittura concentrasse l’attenzione sulle condizioni di formazione dell’immagine.  A ciò si affiancarono gli incontri ad Albissola con artisti quali Fontana, Manzoni e Capogrossi, così come il successivo viaggio intrapreso negli studi di Bill, Delaunay e Magnelli. Tali circostanze favorivano l’ingresso di Zappettini in un ambito di confronto che, da una parte, andava orientandosi verso la specificità della pittura e dei suoi strumenti e, dall’altra, costruiva una rete di relazioni operative che avrebbe trovato un riferimento nella collaborazione con Winfred Gaul e, successivamente, nell’interlocuzione teorica con il critico Klaus Honnef. La mostra Geplante Malerei del 1974, infatti, rese pubblica questa convergenza, individuando in Zappettini una delle posizioni di riferimento della cosiddetta pittura analitica. Nel corso degli anni ‘70, le serie Superfici acriliche e analitiche adottavano il bianco come campo di luce ottenuto attraverso stesure uniformi; parallelamente, con le Tele sovrapposte l’opera si determinava attraverso la sovrapposizione di più tele, in cui la sequenza dei passaggi rimaneva leggibile nella stratificazione stessa del tessuto. La partecipazione a Documenta 6 nel 1977 sanciva il riconoscimento pubblico di tale percorso, segnando un punto di approdo e insieme di consolidamento della sua posizione all’interno del dibattito internazionale.

La partecipazione a Documenta 6 nel '77 consolida la sua posizione nel dibattito internazionale

Dalla fine del decennio, l’indagine si orientava verso configurazioni più rarefatte: nei cicli Al fine che traspare e Sullo sfogliar del fato, infatti, la superficie veniva trattata come campo di percezione lenta, in cui variazioni minime si manifestavano nel tempo dello sguardo. Nel nuovo millennio, La trama e l’ordito riprendeva la questione della struttura introducendo la tessitura come principio costruttivo della superficie. Le serie La Luce Prima, Il codice degli dei e Con- Centro approfondivano il tema della centralità attraverso l’impiego dell’oro, considerato nella sua funzione luminosa, quale elemento capace di modificare la percezione della superficie. Oggi, la Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea si inserisce in questa continuità di ricerca, configurandosi come luogo dedicato allo studio e alla sistemazione critica della pittura, con particolare attenzione alle esperienze con cui l’artista aveva intrecciato il proprio percorso.

Dalla fine degli anni '70, si orienta verso configurazioni più rarefatte

 

 

L'Autore

Articoli Correlati

Articoli Recenti

I più letti di oggi