Virtus va cercando

Riapre il castello di Portofino con una personale di Elio Marchegiani

In mostra reperti fossili di oltre centocinquanta milioni di anni fa inseriti e incorniciati nelle opere, quasi reliquie in cui specchiarsi

"L'arte è una scienza esatta che ha avuto la fortuna di non esserlo"

Si è giovani o vecchi a seconda della mente, del desiderio di indagare il mondo al di là di quelle convenzioni o convenienze che determinano la nostra vita. L’arte aiuta in questo senso a patto che a maneggiarla sia una persona capace di superare certi facili stereotipi e che magari abbia scoperto che “l’arte è una scienza esatta che ha avuto la fortuna di non esserlo”.

Così afferma un giovanissimo Elio Marchegiani che, alla fresca età di novantadue anni, continua a sperimentare quella verità che pochi amano poiché va a minare le effimere certezze o le opinabili velleità di ciascuno. “Quando l’uomo sapiens non prendeva ancora granchi” è il titolo della sua esposizione, curata da Daniele Crippa, accolta ora al Castello di Portofino.

Perché Portofino?

“Ho voluto che questo ciclo sulla fossilizzazione umana venisse esposto in un luogo dove l’attenzione verso il mare è dimostrata dalla limpidezza, ancora, delle sue acque”. Un monito e un rammarico per tutto ciò che si sta sperperando in natura e che proprio i reperti fossili in mostra, inseriti e incorniciati talora come reliquie in cui specchiarsi, fanno drammaticamente emergere.

Loro sono quello che noi saremo inevitabilmente anche a causa di quella “fossilizzazione umana” che insidia i nostri tempi dove il cosiddetto progresso sta punendo se stesso. Noi siamo ora padroni della Terra come lo sono stati i dinosauri estinti più di sessanta milioni di anni fa. E il titolo vuol farci intendere che l’homo sapiens, una volta comparso sulla faccia del nostro pianeta, ha potuto compiere quei danni di cui tutti parlano ma pochi pensano di evitare.

Marchegiani si è sempre interessato di tale spinoso argomento avvalendosi della critica ironia che gli appartiene: nel 1969 ha inteso sottolineare la gravità di uno starnuto all’interno del casco indossato da Schweickart, pronto per essere lanciato col LEM da Cape Kennedy per conquistare la Luna, a cui è seguita la sospensione della missione spaziale e il conseguente ricovero in ospedale dell’astronauta.

Se questo “banale” inconveniente era stato sufficiente per bloccare la missione Apollo, quanti “starnuti” danneggiano quotidianamente il nostro mondo?

Elio ha risposto prontamente al quesito esponendo quello stesso anno nella prestigiosa Galleria Apollinaire di Milano, diretta da Guido Le Noci, 9000 mosche vive lanciando così non solo un macigno nel mondo artistico di allora ma un monito a coloro che dovrebbero salvaguardare il nostro bene supremo e non lo fanno. In mostra compare anche un’opera del 2005 che rappresenta un bambino provvisto di maschera antigas quasi a precorrere quel clima “virale” che attualmente ci opprime non solo fisicamente.

E cosa fa di rimando il nostro artista? “Vado in giro con la ‘museruola’ e non con la mascherina a cercare una ‘T’ per trasformare Virus in VirTus!”

Che sia dunque opportuno mettere in pratica un certo tipo d’arte per tentare di salvare il mondo? La risposta è nel caustico sorriso e negli ostentati “fossili” di Elio Marchegiani.

 

 

Elio Marchegiani

Quando l’uomo sapiens non prendeva ancora granchi

Castello di Portofino

A cura di Daniele Crippa

26/06 - 31/07

L'Autore

6 Post

È nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e  Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. Dice che è stata pure una fortuna incontrare il direttore che ormai da diversi lustri accoglie e pubblica i suoi articoli.

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