Dacci oggi il nostro museo quotidiano

L’obiettivo è far entrare la struttura museale nella nostra vita di tutti i giorni

Con questo numero inizia la mia collaborazione con AW – ArtMag. Mi occuperò di piccoli musei, collezioni uniche, personaggi visionari, direttori non convenzionali, ma soprattutto condurrò i lettori a scoprire quanto i musei siano chiamati a un cambiamento che contempli tra gli obiettivi principali, oltre alla sostenibilità economica, il divertimento, il benessere, la salute, la coscienza ambientale, la responsabilità sociale e la condivisione di uno stile di vita più in sintonia con i nuovi scenari che si apriranno alla fine della pandemia. Non dobbiamo temere i musei, ma viverli e parteciparli. In ogni numero affronterò i nuovi comparti che, presto, faranno parte di tutti i musei partendo da un concetto fondamentale: il pubblico generico sarà al centro delle nuove strategie e la struttura museale entrerà nella loro quotidianità.

Una domanda a Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale a Milano

La pandemia da Covid-19 ha creato evidenti problematiche, ma ha accelerato cambiamenti nel mondo della museologia.

Le pandemie sono storicamente, nella loro drammaticità, formidabili agenti di cambiamento; quella determinata dal Covid-19 incide significativamente su tutti gli aspetti dell’organizzazione umana, e quindi anche sui musei e sulla socialità. L’esito è stato più o meno devastante a seconda della tipologia di museo: più impattante per quelli che attraevano grandi flussi di pubblico, meno grave per gli altri. Nel medio periodo, la situazione sarà più o meno riassorbita e, probabilmente, al termine della pandemia la domanda tornerà a crescere. Per questo i musei dovranno prepararsi a un’offerta culturale qualitativamente e quantitativamente alta. Tra gli aspetti positivi di questo stop forzato: la scoperta di inedite opportunità digitali, la valorizzazione degli studi e delle ricerche condotte dal personale scientifico con più tempo a disposizione, l’arricchimento di nuove funzioni museali e il ripensamento “critico” dell’organizzazione e del management museale sempre più omologati ai flussi dei visitatori.

Il museo archeologico nazionale di Luni

Luni è storia, narrazione, territorio e memoria. Visitare Luni è un viaggio nel tempo che non si ferma alle epoche più note, quelle dei romani, ma diventa un pretesto visivo per riflettere anche sui secoli successivi. Parlare di Luni senza analizzare il paesaggio e le evoluzioni storiche che ha attraversato non permetterebbe di comprendere le ragioni dei romani sulla scelta di questo luogo come base strategica per i loro commerci legati al marmo. Le rovine della città, nata sulle fondamenta di una battaglia sanguinosa che vide a lungo contrapporsi i feroci liguri-apuani e i romani, oggi si offrono al visitatore attraverso una narrazione esperienziale diffusa e liquida. Senza passato non potrebbe esserci futuro. Certe volte non serve sognare o immaginare: tutto è di fronte ai nostri occhi. Dopo aver visitato il Museo Archeologico di Luni nulla ci sembrerà come prima.

L'Autore

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Si considera un randagio della cultura e un errabondo delle arti: non ha pianificato la sua vita professionale, ma ha cercato di assecondare le sue curiosità che, strada facendo, si sono manifestate nell'esaltare il suo essere attraverso il fare. La storia dell'arte ha disciplinato la sua irruenza emotiva, il marketing non convenzionale ha aperto la sua mente verso ricerca e innovazione, la museologia ha trasformato la passione in professione facendogli scoprire nella crescita sostenibile una grande opportunità. Girare il mondo lo ha abituato all'ascolto e al confronto con tutte le persone. Le cattedre universitarie gli hanno fatto capire che non si finisce mai di imparare e i molti libri che ha scritto che si evolve e si cambia. Ama narrare perché adora chi narra.

 

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