La Magia Di Quelle Note Che Sfidano Il Tempo - Giuseppe Scalera ricorda Peppino di Capri

 

 

La musica crea sempre uno spiraglio nel cielo. Così si esprimeva Charles Baudelaire, il poeta del simbolismo. Parole che esprimono oggi un significato profondo. Peppino di Capri ci lascia con i suoi incantesimi. Quelli delle sue splendide melodie che hanno fatto sognare intere generazioni, quelli delle sue parole che hanno rappresentato idealmente una delle colonne sonore della nostra vita. Geniale, umile, raramente inseguito dal gossip, Peppino ha costruito con le sue canzoni, un patrimonio immenso di note che accompagnerà per anni la musica italiana.

Nel suo sangue scorreva il ritmo. Non aveva studiato ancora  pianoforte ma, a quattro anni, possedeva già l’orecchio per deliziare le truppe alleate. Poi, nel tempo, le lezioni con una maestra tedesca, le prime esibizioni, la nascita dei Rockers, le esibizioni al Rangio Fellone ad Ischia, il primo invito in tv ed il primo successo. Una carriera che non conosceva pause, costruita tutta in crescendo. Di Capri, negli anni ‘60, ispirava già il suo stile al rock ‘n’ roll e alla musica americana e nel giugno del 1965 i Beatles vollero che lui e i suoi Rockers fossero, sul palcoscenico, l’anteprima della loro tournee’ italiana. Si esibì così prima della magica band di Liverpool. Il 24 giugno al Velodromo Vigorelli di Milano, il 26 giugno al Palasport di Genova, il 27 al Teatro Adriano a Roma. Prima di John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr, un evento storico. In Italia non capiterà mai più. Quindici volte al Festival di Sanremo e due vittorie ( “ Un grande amore e niente più”, 1973  e “ Non lo faccio più” nel 1976 ), quattro volte al Festival di Napoli e primo posto nel 1970 con “ Me chiamme ammore”. E poi, Canzonissima, Cantagiro, Festivalbar, Un disco per l’estate, fino all’Eurovision Song Contest nel 1991. Una carriera straordinaria, lunga sessant’anni, solcata da cento successi quali, tra gli altri, “Let’s Twist Again”, “Luna Caprese”, “Roberta”, “Champagne”, “Il Sognatore”, “Incredibile voglia di te”, andando puramente a memoria.

In chiave personale, ho condiviso con lui un’amicizia vera, autentica, speciale. Ricordo quando celebrammo nel 1999, con la Rai, nella piazzetta di Capri, i suoi 40 anni di carriera. Fu una serata speciale, condotta da Milly Carlucci, che ottenne su Rai 1 uno share altissimo, con quasi 4 milioni di telespettatori con la presenza, tra gli altri, di Dionne Warwick  e Gigi Proietti, l’ennesima pietra miliare della sua carriera. Ma cento sono state le occasioni d’incontro, tutte ispirate dalla sua musica straordinaria. Peppino era il talento, la genialità, un pianista raffinato, un compositore aristocratico. Una magia che non conosceva limiti, che sfiorava i cuori, che sfidava il tempo. E che oggi disperde le sue note nella nostra memoria.  

 

 

L'Autore

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Custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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