Che mostre, monsieur Pinault: l'esposizione di Nobuyoshi Araki

7 Febbraio 2022
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In rassegna le foto di Nobuyoshi Araki realizzate tre anni dopo la morte della moglie e il film Luanda-Kinshasa di Stan Douglas

Da un anno le mostre si susseguono alla Bourse de Commerce, il nuovo museo che François Pinault ha offerto alla capitale francese per presentare le sue collezioni, adattando l’antica borsa nel quartiere delle Halles. L’architetto giapponese Tadao Ando ha instaurato un dialogo tra le forme e le epoche, interpretando la matrice circolare dell’edificio. Dieci gallerie espositive, un auditorium, il foyer e lo Studio permettono un’ampia programmazione e lo svolgimento di conferenze, incontri, proiezioni e concerti. In questa suggestiva cornice, sono ospitate due mostre: “Shi Nikki (Private Diary) for Robert Frank” del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, nella Galleria 3, e “Luanda-Kinshasa” dell’artista canadese Stan Douglas, un film proiettato nello Studio. L’opera di Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) raccoglie 101 fotografie in bianco e nero realizzate nel 1993, tre anni dopo la morte della moglie. La sua poetica trasforma la realtà in finzione e prende come spunto la propria individualità. In questa serie di foto, Araki si interroga sul desiderio e sulla perdita, vagando nell’intimità delle camere da letto, ritraendo figure femminili in pose esplicite. La narrazione è emozionale, una figura sostituisce un’altra, gli spazi pubblici succedono a quelli domestici, la città all’infinito, l’eterno all’effimero, la vita alla morte.

ARAKI SI INTERROGA SUL DESIDERIO E SULLA PERDITA,
VAGANDO NELL'INTIMITÀ DELLE CAMERE DA LETTO

Le foto urbane fanno eco al lavoro di Robert Frank (1924-2019), pioniere della fotografia americana a cui Araki si è ispirato. Stan Douglas (Vancouver, 1960) dagli anni ‘80 reinventa, attraverso la fotografia, il video e l’installazione, i processi narrativi, interpretando i rapporti di appropriazione culturale indotti da una società ipermediatizzata. Il film Luanda-Kinshasa prende spunto dal leggendario studio di registrazione Columbia Records a New York, che ha visto esibirsi miti della musica quali Miles Davis, Billie Holiday e Aretha Franklin. Il video ricostruisce un’incisione musicale fittizia negli anni ‘70 e compone e ricompone il montaggio in maniera aleatoria per offrire un ciclo musicale di 6 ore. Il titolo fa riferimento a due avvenimenti storici: l’incontro di pugilato tra Mohamed Ali e George Foreman a Kinshasa nel 1974 e la liberazione della capitale dell’Angola Luada nel 1975. Avvolti in un immaginario vintage, attorniati da falsi amici, falsi tecnici e falsi giornalisti, i musicisti incarnano la ricerca delle radici africane della scena musicale newyorkese dei seventies. Queste due proposte si affiancano all’installazione di Urs Fischer nella Rotonda, fino al 17 gennaio, e alla mostra su Charles Ray che aprirà il 16 febbraio. L’offerta continuerà fino alla primavera del 2022 con la monografica dedicata a David Hammons nella Galleria 2 e fino alla fine dell’anno con le vetrine del Passage dedicate a Bertrand Lavier.

L'Autore

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Dopo aver peregrinato per la facoltà di lettere e filosofia all'Università di Pavia, si laurea in architettura al Politecnico di Milano con una tesi sulla forma urbana e le identità dei luoghi. Innamorato da sempre d’arte e letteratura, nell’indecisione su cosa scegliere, cerca di sviluppare entrambe le passioni. Dal 2006 scrive d’arte prima su ARTEiN e poi su AW Art Mag. Vive e lavora a Parigi, città che ama e a cui lo lega lo spirito eterno delle avanguardie artistiche che si aggira ancora nei suoi vicoli.

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