Ciliegi in fiore: esposizione di Damien Hirst

11 Febbraio 2022
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In rassegna 30 opere eseguite in solitudine senza aiutanti durante il lockdown

Presso la Foundation Cartier pour l’art contemporain è in corso fino al 2 gennaio “Cherry Blossoms” (Ciliegi in fiore), la prima rassegna parigina di Damien Hirst. L’artista inglese, noto come capofila degli Young British Artist, ci ha abituati fin dai primi anni ’90 a opere sconvolgenti e provocatorie. Partendo dal teschio ricoperto di diamanti, passando per lo squalo in formaldeide, fino ad arrivare alle vetrine di farmaci, il tema della morte è sempre stato un suo fedele compagno di viaggio. Ogni tanto, tuttavia, si è lasciato andare a opere meno impegnative divenendo altrettanto iconico, esempio fra tutti il ciclo dei Dots Painting oppure quello delle farfalle.

UNA NUOVA GESTUALITÀ PERMETTE DI CONOSCERE
IL LATO NOSTALGICO E INTIMO DI HIRST

In questa rosea occasione, è proprio il caso di dirlo, ha optato per questa seconda anima del suo lavoro. 107 opere – di cui 30 esposte – compongono l’esperimento più pittorico da lui mai eseguito. Esplosioni di colore che pur saturando la monumentale superficie (l’opera più grande misura 5,5 x 7 metri) si distinguono per la leggerezza, l’eleganza e il profumo che sembrano sprigionare nelle sale. Una nuova e libera gestualità permette di conoscere il lato nostalgico e intimo di Hirst che dichiara di aver trascorso gli ultimi due anni a dipingere, senza aiutanti e senza alcun desiderio se non trovare conforto nella pittura e omaggiare i dipinti della madre. Sono opere che da un lato guardano alla pittura di paesaggio del secolo scorso e dall’altro costituiscono il suo stesso sovvertimento. Si sente l’eco di Mandorlo in fiore di van Gogh così come di molta pittura impressionista, del pointillisme e dell’action painting, motivo per cui le critiche più comuni sono state “nulla di nuovo” e “già visto”.

ESPLOSIONI DI COLORE SI DISTINGUONO
PER LEGGEREZZA ED ELEGANZA

Tuttavia, la bravura di Hirst sta nella decisione di disattendere le aspettative. Giunto all’attuale fama, le pressioni che subisce da collezionisti e da galleristi immaginiamo siano esagerate, ci si sarebbe aspettato di vedere il solito Hirst. Dimostrare alla prima mostra dopo un anno e mezzo di stop che si può cambiare rotta, che fa bene lasciarsi andare ogni tanto e che si può stupire anche facendo pittura è un messaggio incisivo quanto inaspettato. Dubitiamo che altri artisti celebri avrebbe reagito allo stesso modo.

L'Autore

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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