Dignità alla fantasia - Basilea: Jeff Wall alla Fondazione Beyeler

13 Giugno 2024

In esposizione, 50 scatti con cui l’artista dissacra il ruolo documentaristico della fotografia

Nella brillante commedia diretta da Marc Foster “Stranger than fiction”, l’agente del fisco Harold, sorpreso dall’irruzione di una voce interiore nel suo noioso quanto prevedibile quotidiano, capisce di far parte di un romanzo. I piani della realtà e della narrazione si miscelano, talvolta lottano l’uno contro l’altro, altre si compensano, ma, alla fine, convergono in un compromesso tra il personaggio e la scrittrice.

IN RASSEGNA ANCHE MILK DEL 1984 E A SUDDEN GUST OF WIND (AFTER HOKUSAI) DEL 1993

A cavallo tra cinema, pubblicità e fotografia, tra spontaneo e posticcio, tra la cattura di un attimo e la sua riproposizione, gioca anche il lavoro di Jeff Wall, che lui stesso, per richiamare il set di un film, preferisce definire cinematography. L’artista canadese, in mostra alla Fondazione Beyeler con 50 scatti, dissacra il ruolo documentaristico della fotografia e la sua testimonianza di eventi casuali e irripetibili. Di grande formato, alcune in light box, ovvero retroilluminate, le immagini si avvalgono di performer guidati in sofisticate messe in scena preparatorie, in qualche caso post-prodotte, per restituire al visitatore lo sguardo colto e singolare di Wall sul mondo.

IN SCATTI DI GRANDE FORMATO RETROILLUMINATI, VEDIAMO PERFORMER GUIDATI DA SOFISTICATE MESSE IN SCENA PREPARATORIE

Fra le più celebri troviamo Milk del 1984, dove il latte è immortalato mentre fuoriesce dal contenitore, in uno stop tanto etereo quanto minuziosamente collaudato. In esposizione, anche la magica A sudden Gust of Wind (After Hokusai) del 1993, in cui una folata di vento sorprende, in un paesaggio agricolo scarno, un gruppo di persone, riproducendo la composizione estetica di una stampa xilografica del maestro giapponese, omaggiato nel titolo, sullo sfondo del monte Fuji. La formazione alla Columbia University in storia dell’arte lo porterà, infatti, spesso a citare Delacroix, Degas, Manet, Bacon, Rodin, integrati su più livelli a ambienti urbani o rupestri, ricordi personali, vicende sociali, in una prospettiva visionaria e contemporanea che si allinea con quanti come lui abbiano lottato per restituire dignità alla fantasia.

COME IN UNA TRAGEDIA GRECA, LE SUE RAPPRESENTAZIONI LIBERANO LE EMOZIONI DELLO SPETTATORE

Come in una tragedia greca la messa in scena purifica, libera le emozioni dello spettatore attraverso la rappresentazione delle pulsioni, così l’uomo abbandonato alla solitudine di After “Invisible Man” by Ralph Ellison, the Prologue del 1999–2000 assorbe le frustrazioni dell’essere umano e le riverbera nelle innumerevoli lampadine che lo circondano, campanelli di allarme della sua disperazione. Tra vita e morte si colloca la beffa amara e pungente di The Flooded Grave del 1998-2000: una fossa cimiteriale allagata, in cui l’esistenza rinasce sotto forma di ecosistema marino.

Si può accedere alla verità tramite la finzione? Shakespeare, che nell’Amleto affida proprio al teatro del regicidio il compito di rivelare la colpevolezza di Claudio, non avrebbe dubbi.

A cura di Martin Schwander, fino al 21 aprile.

L'Autore

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Giornalista pubblicista e assistente di redazione. Dagli studi linguistici rimbalza a quelli di ingegneria e approda nel digital marketing, attraverso un processo di liberazione cinetica. Performer in una galleria di Pietrasanta, conosce nel 2019 il direttore di AW ArtMag a cui si lega professionalmente, unendo la sindrome di Stendhal per Boltanski all’esaltazione per l’editing. In ufficio, è tête-à-tête col pc. A casa, guarda dalla finestra, pensa, scrive e progetta il prossimo reportage.

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