Geometrie di luce - New York: Rafaël Rozendaal al MoMA

L’installazione nel Garden Lobby proietta forme geometriche dai colori brillanti ed essenziali

Si fa presto a dire astrazione: le proporzioni numeriche che alludono all’armonia delle sfere, le immutabili e intangibili idee platoniche, l’I Ching e il sistema binario di Leibniz – il quale sperava che la sua metafora della creazione divina (l’uno) dal nulla (lo zero) convincesse i cinesi dell’eccellenza della fede cristiana; e ancora: l’assiomatica di Hilbert e dei formalisti logici o la prima, puramente mentale, macchina di Turing – l’astrazione il più delle volte coincide con verità eterne, fondamenti esatti e stabili, il cui statuto dipende dal fatto di non cambiare e non contemplare contraddizione. Dopotutto, anche il vecchio dilemma parmenideo non cambia mai: come può ciò che è diventare qualcos’altro? Soprattutto quando si parla di leggi: a nessuno farebbe piacere se la costante di gravitazione universale cambiasse mentre si prende un aereo.

Uno degli aspetti più interessanti della sua produzione artistica è aver capito il potenziale di cambiamento offerto da internet

Uno degli aspetti più interessanti della produzione artistica di Rafaël Rozendaal è aver capito il potenziale di cambiamento che internet avrebbe offerto all’arte. Ed ecco, dunque, l’astrazione digitale: sulla scia della ricerca sull’astrazione geometrica e il colore di artisti come Joseph Albers e Ellsworth Kelly, Rozendaal parte da un processo di semplificazione formale della realtà attraverso il disegno, per arrivare all’agitazione, al movimento, al cambiamento dell’astratto attraverso l’algoritmo.

L’installazione Light può essere visualizzata indifferentemente sullo schermo di un computer e su quello, alto quasi otto metri, del museo

Nel caso di installazioni come Light, visibile fino all’autunno 2025 nel Garden Lobby del MoMA, il risultato sono schermi attraversati da semplici forme geometriche composte da colori brillanti ed essenziali, che possono essere visualizzati altrettanto bene sullo schermo di un computer e su quello, alto quasi otto metri, del museo. Le proiezioni sono prese dal sito dell’artista, che è forse il loro luogo d’elezione: si tratta di forme elementari, appunto, create pensando a internet e alla loro possibilità di circolazione infinita. È proprio la mobilità, al contrario della presunta stabilità che per molti è da sempre il destino dell’astrazione, a mantenere viva la dialettica tra effimero e continuo che anima le opere di Rozendaal: luce, colori e leggerezza, quasi un cartone animato – dopotutto uno dei capifila dell’astrazione novecentesca, Mondrian, era ossessionato dalla Biancaneve di Disney. Mickey Mouse al posto di Dio, l’algoritmo al posto dell’assioma: non più fondamenti logici, addio gravitas. Codici e istruzioni, una macchina astratta più o meno intelligente e un po’ ovunque: una macchina che fa qualcosa, ora e per sempre: gioca.

Rafaël Rozendaal

Light

New York

MoMA

A cura di/curated by

Paola Antonelli

Amanda Forment

Fino/until

Autunno/autumn 2025

 

L'Autore

14 Post

Traduttore per diverse case editrici italiane, collabora con AW ArtMag per la recensione dei più interessanti libri d’arte pubblicati all’estero e ancora inediti in Italia.

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