70 le opere in rassegna, molte delle quali mai esposte in Italia
Fino al 23 agosto, la Fondazione Palazzo Strozzi offre la possibilità di visionare più di 70 opere di Mark Rothko - molte delle quali mai esposte in Italia. La mostra, oltre a illustrare i vari periodi della creatività dell’artista lettone naturalizzato americano, mette in rilievo anche i suoi legami con Firenze e in particolare con l’armonia del canone classico, grazie agli spazi espositivi ricavati nel Vestibolo della Biblioteca Laurenziana, che ospitano due tele, e al dialogo con gli affreschi di Beato Angelico che s’instaura nel Museo di San Marco, che accoglie in occasione della riapertura del percorso museale, 5 tele di Rothko. L’artista con la moglie Mell visita Firenze nel 1950 (tornerà nel 1966) e rimarrà affascinato dalla pittura dell’Angelico e dagli slanci architettonici della biblioteca michelangiolesca, da cui trarrà ispirazione per la serie dei Seagram Murals, realizzata alla fine degli anni 50’.
Esporrà anche opere neo-surrealiste alla galleria di Peggy Guggenheim Art of the century
Nelle opere degli esordi, seguite alla prima partecipazione a una collettiva del 1928 a New York, alla Opportunity Gallery, viene messa in evidenza l’elevata attenzione per la figura e i suoi risvolti psicologici e strutturali, con particolari riferimenti al rinascimento fiorentino e a Michelangelo. Queste convinzioni lo guideranno anche quando nel 1935 sarà uno dei cofondatori del collettivo The Ten, con inclinazioni espressionistiche, di cui faceva parte anche il suo amico Adolph Gottlieb. Di particolare rilievo per comprendere l’evoluzione pittorica e poetica di Rothko, risulta la sezione dedicata ai lavori cosiddetti neosurrealisti, della metà degli anni ’40, che lo porteranno a esporre anche alla galleria di Peggy Guggenheim a New York Art of This Century. Proporrà lavori propedeutici alla definitiva dissoluzione della forma e all’ancoraggio all’astrazione, che lo condurranno ai noti Multiforms della fine degli anni 40’ e l’inizio degli anni 50’. Il percorso espositivo sottolinea anche l’accurata declinazione cromatica che conduce l’osservatore verso una dimensione meditativa, peculiare di tele come No 3/No 13 (1949) della collezione del MoMA di New York o di Untitled (1952-53) appartenente al Guggenheim di Bilbao. La rassegna, frutto di collaborazioni con i principali musei mondiali, ribadisce ancora una volta l’acquisita centralità di Palazzo Strozzi nel circuito dei principali centri espositivi internazionali.
