Più di 200 opere tra dipinti, disegni, documenti e oggetti personali raccontano l’importanza della musica per la sua produzione artistica
C’è un momento nella vita di Vassily Kandinsky in cui tutto muta per sempre: una sera del 1896, a Mosca, il giovane studente di diritto assiste al Lohengrin di Wagner. Le note lo travolgono, la musica si trasforma in visione. Da quella folgorazione nasce un artista e un’idea destinata a rivoluzionare l’arte moderna: la pittura è melodia, può esprimere emozioni e stati interiori senza imitare la natura. Fino al 1º febbraio 2026, la Philharmonie de Paris, in collaborazione con il Centro Pompidou, che avvia la sua metamorfosi in vista della riapertura nel 2030, dedica a questo intreccio di arti la grande mostra “Kandinsky. La musique des couleurs”. Più di duecento opere, tra dipinti, disegni, documenti e oggetti personali, raccontano come la musica sia diventata per Kandinsky una lingua segreta, capace di liberare la pittura dai vincoli della realtà e condurla verso l’astrazione. L’evento riunisce prestiti di prestigio da musei internazionali come il Guggenheim di New York e la Fondazione Beyeler.
Considerava la musica atonale di Arnold Schönberg “spirituale più che acustica”
La mostra apre con una ricostruzione audiovisiva dello “choc Wagner” e prosegue tra sezioni dedicate alla memoria della Russia, alle Improvisations e Compositions, i due poli creativi immaginati da Kandinsky per la pittura in relazione alla musica, fino ai legami con Arnold Schönberg, la cui musica atonale Kandinsky considerava “spirituale più che acustica”. Non mancano i riferimenti all’ Almanach du Blaue Reiter, il manifesto dell’unità delle arti, al libro poetico “Klänge”, in cui il pittore esplora il “suono puro” delle "parole, fino a “Lo spirituale nell'arte” e a “Punto, linea, superficie”, i due testi teorici dell’artista russo, concepiti tra il 1910 e l’esperienza del Bauhaus degli anni ’20.
Non mancano i riferimenti ai suoi testi principali: “Lo spirituale nell'arte” e “Punto, linea, superficie”
Un’intera sezione è dedicata agli esperimenti teatrali e scenografici, tra cui la rievocazione dei Tableaux d’une exposition del compositore russo Moussorgski e la ricostruzione digitale del Salon de musique del 1931, in collaborazione con il collettivo H5. Ogni sala è accompagnata da un percorso sonoro: Wagner, Scriabine, Bach e Stravinsky dialogano con le tele in un concerto di forme e colori. I visitatori possono ascoltare, toccare, sperimentare; laboratori per bambini, percorsi tattili e dispositivi multisensoriali rendono accessibile l’universo di Kandinsky a tutti. “Kandinsky. La musique des couleurs” è più di una mostra: è un’esperienza sinestetica, un concerto silenzioso dove ogni tela vibra come uno spartito. E ci ricorda che, per Kandinsky, il colore non si guarda soltanto: si ascolta.
Più che una mostra, un’esperienza sinestetica, un concerto silenzioso dove la tela vibra come uno spartito
