In esposizione 14 lavori distribuiti tra i giardini e il primo piano della Sabaudia
Il mistero avvolge le parole “asa nisi masa”, impresse con il gesso sulla lavagna in una scena memorabile di 8 e ½, il cult di Federico Fellini. L’espressione partorita dalla mente di Guido Anselmi (Marcello Mastroianni), intercettata da un mago, trascritta da una grottesca medium, ripetuta e mimata nel ricordo d’infanzia dalla cuginetta, non solo è protagonista di una delle visioni più belle della storia del cinema ma stimola per anni vivaci interpretazioni del suo significato, trasmigrato da un personaggio all’altro, senza mai svelarsi. La scelta di intitolare così la mostra di Giuseppe Maraniello ai musei reali di Torino si lega a questo sfuggente impercettibile, all’atto di evadere da una definizione univoca, troppo stretta per la profonda originalità della produzione.
Il titolo della rassegna “asa nisi masa” è una citazione dal film 8 e ½ di Fellini e sembra alludere all’atto di evadere da una definizione univoca
Così, fino al 16 settembre, 14 lavori del maestro, distribuiti tra i giardini e il primo piano della Sabaudia, si sottraggono a facili interpretazioni e giocano sull’enigma sospeso tra materia, mito e memoria. Le opere ambientali, le sculture e i mosaici presenti nella rassegna (a cura di Francesco Tedeschi, realizzata da Nicola Loi - Studio Copernico, Milano) popolano gli spazi museali permeati dalla voce dell’artista, di origini napoletane e dalla carriera internazionale. Docente all’Accademia di Brera, l’autore parteciperà a mostre di rilievo tra cui la Biennale di Venezia nel 1990. Manipola cera e metallo guidato dall’istinto, si diletta agilmente con bronzo, marmo, legno, vetroresina, oggetti ritrovati che plasmano soggetti ricorrenti come funamboli, tuffatori, demoni, giocolieri, diavoli, centauri, alambicchi, borracce. Una dimensione onirica in cui la fantasia spicca il volo portando con sé eleganza ed equilibrio. Come afferma Sandro Parmiggiani nell’intervista a Maraniello nel catalogo (edizioni Polistampa), i suoi lavori “sembrano qualcosa che ha a che fare con una composizione musicale: hanno un loro ritmo segreto, con accensioni d’intensità, pause e riprese, in una tensione continua tra rottura di un equilibrio e costruzione di un’armonia”.
Per Parmiggiani, i suoi lavori “sembrano qualcosa che ha a che fare con una composizione musicale e hanno un loro ritmo segreto”
Troviamo, in esposizione, L’arco del 2008 impressionante opera alta oltre 13 metri, Il nido, del 1994, archetipo di protezione in un universo sospeso e Il gatto dorme rotondo, del 2009, una finestra sull’inconscio e sull’accesso del sonno alle percezioni infantili impresse dentro l’anima. Presente anche Vasi comunicanti, del 1993: un’installazione lunga oltre ventiquattro metri, tra le più significative della intensa produzione, che, tra pieni e vuoti, metamorfosi e forme, incarna la continuità tra elementi eterogenei attraverso passato e presente, in dialogo con lo spazio che la ospita.
In mostra anche Il gatto dorme rotondo (2009), una finestra sull’inconscio e sull’accesso del sonno alle percezioni infantili impresse dentro l’anima.
Giuseppe Maraniello
asa nisi masa
Torino
Musei Reali
A cura di
Francesco Tedeschi
Catalogo polistampa
Testi
Francesco Tedeschi
Sandro Parmiggiani
Michele Giuliano Cipolla
Realizzazione
Nicola Loi – Studio Copernico, Milan
