È la prima ampia rassegna europea dedicata all’artista. Un percorso evocativo e instabile tra dipinti, collage, sculture, installazioni e video
Alla Punta della Dogana approda la prima ampia rassegna europea dedicata a Lorna Simpson, a cura di Emma Lavigne. I lavori provengono da collezioni private e istituzioni internazionali, alcuni dei quali realizzati appositamente per la mostra. L’artista nasce a Brooklyn nel 1960, da madre afroamericana e padre di origine giamaicana e cubana; cresce nel vivace clima culturale newyorkese, sostenuta nelle sue aspirazioni artistiche. Molto determinata, irrompe sulla scena internazionale già a metà degli anni ’80 e nel 1990 diventa la prima donna afroamericana a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia. Il suo background multiculturale e i movimenti civili del tempo la spingono verso una ricerca che esamina la complessità dell’identità, della razza e del genere. Mostra come i corpi neri venissero classificati e oggettivati dalla società, come nella serie fotografica Guarded Conditions (fine anni ’80), senza perdere di vista le molteplici sfaccettature dell’esperienza umana, come nella serie Wigs (anni ’90).
La sua arte è una forma efficace di attivismo sociale raffinato e concettuale che dialoga con la volontà di universalizzare la dimensione temporale: «In molti lavori è presente lo spettro di come interpretiamo il mondo che viviamo attraverso i ricordi che abbiamo e di come questi ricordi vengano sminuiti o ignorati», suggerisce l’artista. Per questa via acquistano prezioso valore anche i ritagli di giornale, specialmente da Ebony e Jet, pilastri della società afroamericana, e le immagini fotografiche acquistate o scattate, che vanno a comporre un vasto archivio di memoria personale e collettiva. Un’operazione di stratificazioni e di interconnessioni infinite e imprevedibili muove la ricerca di Lorna Simpson, dalla fotografia concettuale degli inizi alla pittura, che recupera ampiamente dalla metà degli anni 2010. L’artista esplora i meccanismi di costruzione delle immagini assemblando fotografia e pittura su materiali non convenzionali, mettendo in discussione, anche nei video, gli automatismi percettivi di chi guarda. A Venezia si sviluppano, nei blu risuonanti e dalle dimensioni irreali, le grandi pitture pronte alla dissolvenza della serie Ice; le interrogazioni sull’identità proseguono con la serie Special Characters fino alla rivisitazione pop dei collage Earth and Sky. Ne nasce un percorso evocativo e instabile tra dipinti, collage, sculture, installazioni e video. Qualsiasi cosa rappresenti, il lavoro di Lorna Simpson è sempre permeato dalla necessità di integrare ogni aspetto dell’esperienza umana in un vasto organismo immanente e, come un flusso continuo che precede tutto il resto, interroga e inchioda sempre lo sguardo.
La sua arte è una forma di attivismo sociale raffinato e concettuale che dialoga con la volontà di universalizzare la dimensione temporale