La mostra racconta l’alleanza creativa fra Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely e Pontus Hulten
Nella storia dell’arte, il dialogo tra artisti visionari, critici e musei illuminati ha favorito rivoluzioni culturali. È da queste alleanze, fatte di audacia e complicità creativa, che nascono spesso opere e movimenti destinati a lasciare un segno. Questa vocazione a favorire l’avanguardia e l’utopia è, dalla sua fondazione, la missione del Centre Pompidou. Nel 2025 il museo avvia la sua metamorfosi, chiudendo le porte del suo iconico edificio parigino per una ristrutturazione che si concluderà nel 2030. Ma la sua missione continua in altre sedi, col programma En constellation: un vasto piano di progetti in Francia e nel mondo. Il Grand Palais è uno dei luoghi chiave di questa transizione. Qui prende vita la mostra "Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten" che racconta, fino al 4 gennaio 2026, l’alleanza creativa tra due grandi artisti francesi del XX secolo, Niki de Saint Phalle (1930−2002) e Jean Tinguely (1925−1991), con Pontus Hulten (1924−2006), il primo direttore del Musée national d’art moderne al Centre Pompidou.
Nell'esposizione si intrecciano l'arte, l'amicizia, l'amore tra I due artisti e la dimensione utopica e provocatoria delle loro creazioni
Nella mostra si intrecciano l’arte, l’amicizia, l’amore tra i due artisti, e l’impegno, mettendo in risalto la dimensione utopica e provocatoria dell’arte condivisa dai tre protagonisti. Pontus Hulten, dal 1977 al 1981, offre un sostegno incondizionato alla coppia di artisti, favorisce l’acquisizione d’importanti opere e organizza al Centre Pompidou le retrospettive a loro dedicate: quella di Saint Phalle nel 1980 e quella di Tinguely nel 1988. I tre condividono una concezione multidisciplinare e partecipativa dell’arte, in cui la critica all’istituzione e il rapporto diretto con il pubblico sono all’origine della creazione.
Pontus Hulten, dal '77 all'81 direttore del Pompidou, offre un sostegno incondizionato alla coppia
Le macchine animate, autodistruttive e inutili, di Jean Tinguely costituiscono una condanna pungente alla meccanizzazione e al progresso tecnologico. I Tirs di Niki de Saint Phalle – rilievi bianchi contenenti tasche di colore su cui l’artista spara per “far sanguinare la pittura” – sovvertono i codici dell’arte e della società. Le celebri Nanas, colorate e gioiose, confermano il suo approccio iconoclasta. Fino alle opere concepite con il Centre Pompidou: da Le Crocrodrome de Zig & Puce (1977) alla Fontana Stravinsky (1983), commissionata dal Comune di Parigi, situata ancora oggi accanto al museo. Una collaborazione fruttuosa che ha permesso di realizzare opere grandiose come il Cyclop, un mostro di metallo nascosto nel cuore dei boschi di Milly-la-Forêt, vicino a Parigi, o il Giardino dei Tarocchi a Capalbio, in Italia, realizzato tra il 1979 e il 1993, un percorso simbolico in cui le opere dei due artisti dialogano con la natura attraverso un linguaggio esoterico.
Da queste collaborazioni nascono opere grandiose come il Cyclop nei boschi di Milly-la-Forêt e il giardino dei tarocchi a Capalbio
