Per la prima grande mostra in Svizzera, raccolte opere prodotte nel corso di 70 anni di attività
Alla Fondazione Beyeler è in atto la prima retrospettiva in Svizzera di Yayoi Kusama. In rassegna un’ampia campionatura della sua produzione artistica avviata 70 anni fa. Nata nel ‘29 a Matsumoto, l’artista racconta di aver sviluppato sin da bambina la predilezione per i pois, nervosamente schizzati sulla carta (un elemento grafico che sarà tipico del successivo stile pittorico) la cui frettolosa esecuzione ha origine nel tentativo, spesso frustrato, di completare i disegni quanto più velocemente possibile di nascosto dalla madre, che disapprova l’inclinazione artistica. Risale all’infanzia e alle lunghe passeggiate in campagna con il nonno anche la fascinazione per la zucca, uno dei soggetti da lei più rappresentati: la forma originale e insieme semplice dell’ortaggio, oltre che la sua “solida spiritualità”, attraggono irresistibilmente l’attenzione della bambina. Nonostante la precoce originalità, Kusama ha una formazione convenzionale, frequenta una scuola d’arte dove apprende le tecniche della pittura Nihonga, che riproduce con inchiostro di china su carta o seta forme stilizzate della natura e degli animali.
Ha iniziato a disegnare i pois da bambina, di nascosto alla madre
Affascinata da Georgia O’Keeffe, troverà il modo di contattarla e di seguire il consiglio di abbandonare il Giappone per trasferirsi negli Stati Uniti. Approderà nel ‘58 a New York, immergendosi in quel clima di accesa tensione culturale e di ricerca innovativa che culminerà, di lì a poco, nella Pop Art. Abbandonati i rigidi stilemi della tradizione nipponica, per lei si apre una nuova stagione inizialmente caratterizzata da dipinti monocromatici, poi influenzata dal minimalismo e dal surrealismo, che la spingeranno verso l’art brut e il concettuale (nota la citazione: “Sono determinata a creare un mondo Kusama che nessuno ha mai visto prima”). Presto notata dalla critica e da Andy Warhol, che si rivelerà un mentore di eccezione e sarà fra i primi acquirenti, dagli anni ’60 crea una vasta produzione di disegni, sculture, installazioni. Si dedica anche a performance più o meno provocatorie, fra cui i Body Painting Happenings (in occasione dei quali dipinge con gli immancabili pois i corpi delle persone facendole divenire parte dell’opera). Celebri anche le sue Infinity Mirror Rooms: installazioni immersive composte da pareti a specchio che danno l’illusione di trovarsi in uno spazio infinito. Il tutto a suggerire che l’intera produzione di Kusama, abile conoscitrice di quasi tutti i media artistici, più che un insieme di opere possa essere considerata un’unica opera che ambisce a rappresentare, come in un grande caleidoscopio, un personale e colorato universo immaginario.
La predilezione per le zucche nasce dalle passeggiate in campagna con il nonno
Tornata definitivamente in Giappone nel ‘77, sceglie volontariamente di stabilirsi presso l’ospedale psichiatrico di Seiwa, qui continua una intensa produzione, che vede collaborazioni nei più diversi ambiti artistici: con il cantante Peter Gabriel (nella realizzazione di un videoclip del brano Lovetown nel ‘94) e con la casa di moda Louis Vuitton per la quale disegna borse, bracciali, scarpe, teli mare, foulard e parei. Tale il successo internazionale, che suoi lavori sono acquisiti dalla Tate di Londra, dal MoMA di New York, dal National Museum of Modern Art di Tokyo.
Dal '77, per sua volontà, vive nell'ospedale psichiatrico di Seiwa

