Si Fa Presto A Dire Colore - Miami: Cruz-Diez di scena al Pérez Museum

 

 

La rassegna è incentrata su Chromosaturation, installazione concepita e realizzata nella seconda metà degli anni ‘60

Colore additivo, fisicromia, induzione cromatica – che cos’è, esattamente, il colore? Una particolare combinazione del chiaro e dello scuro, la realtà spettrale della luce, l’incontro fra l’interiorità dell’osservatore e tutte le esteriorità che lo circondano? Cromointerferenza, Transcromia – e dov’è il luogo del colore? Dove si origina, dove si deposita? Nella luce che se lo porta appresso, sulla superficie delle cose, o fra le illusioni che abitano dietro ai nostri occhi, nella nostra mente? L’installazione Cromosaturation, concepita e realizzata nella seconda metà degli anni ‘60, è un’opera insolita nella carriera dell’artista venezuelano Carlos Cruz-Diez: solitamente legato alla bidimensionalità nella sua ricerca sul colore, abbandona i rigidi dualismi che quasi sempre governano i nostri modi di pensare: il male e il bene della morale, il falso e il vero del razionale, il brutto e il bello dell’arte.

Cruz-Diez accede alla tridimensionalità per fare del colore un luogo e un evento

Più che a un’indagine concettuale, nonostante la rivendicazione di uno statuto scientifico della propria indagine artistica, Cruz- Diez accede alla tridimensionalità per fare del colore un luogo e un evento. Abitare il colore implica l’abbandono sia della visione soggettivista, per cui il colore sarebbe un prodotto del nostro apparato fisiologico, sia di quella oggettivista, per cui sarebbe semplicemente una proprietà della luce. Nelle tre stanze di Cruz-Diez si cammina facendo l’esperienza straniante di come la monocromia possa modificare il modo in cui ci si rapporta al luogo che si sta occupando (anticipando di più di trent’anni la Room for one color di Olafur Eliasson): ognuno dei colori primari additivi – rosso, blu, verde – che occupa le tre stanze minimali di cui è composta l’installazione diventa il luogo stesso, satura lo spazio della propria saturazione cromatica.

Visitando la mostra si viene saturati dal colore e si incontrano persone altrettanto saturate: tutto e tutti cambiano nel passaggio da una sala all'altra

Anche il significato del colore viene così saturato: non solo incontro tra percezione e oggettività, ma realtà dotata di proprietà spazio-temporali uniformi e, al tempo stesso, esperienza, che è poi quanto di più difficile da definire. Il critico d’arte fa spesso l’errore di diventare uno spettatore: qualcuno che va in un luogo, vede quel che deve vedere e poi scrive la sua recensione. Ci si dimentica troppo spesso, nel commentare questo tipo di installazioni, dello spazio – cioè del colore – come luogo di passaggio e di incontro: della dimensione sociale del colore. Passando fra le stanze, infatti, si viene a propria volta saturati dal colore; e si incontrano persone altrettanto saturate; e tutto e tutti cambiano nel passaggio da una stanza all’altra. Le stanze erano, nella poesia trobadorica come nelle rime dantesche, camere, luoghi di passaggio, in cui si custodisce ciò che più desideriamo, ma non possiamo possedere: l’amore, il colore e l’elenco potrebbe continuare all’infinito, senza saturarsi mai.

In queste stanze, si cammina facendo l'esperienza straniante di come la monocromia possa modificare il modo di rapportarsi al luogo occupato

 

 

L'Autore

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Traduttore per diverse case editrici italiane, collabora con AW ArtMag per la recensione dei più interessanti libri d’arte pubblicati all’estero e ancora inediti in Italia.

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