Lavora su un crinale sottile tra scultura concettuale e tecnologie digitali
Thomas J. Price (Londra, 1981) si sta imponendo come una delle voci più visibili e celebrate della scultura pubblica contemporanea. Ha studiato al Chelsea College of Art e al Royal College of Art e ha già esposto in musei di tutto il mondo. Lavora su un crinale sottile, tra scultura tradizionale, arte concettuale, innovazioni tecnologiche digitali e, unendo materiali nobili e industriali, ridisegna l’identità di chi non ha ancora un posto nella storia. È anticlassico attraverso la classicità - è alla storia dell’arte antica che guarda - e “rivoluzionario” con il sostegno delle Istituzioni. Anche senza basamento, Time Unfolding, la scultura in Piazza della Signoria a Firenze, ha un’altezza che fa concorrenza a quella del David di Michelangelo. Il confronto con tanta bellezza e maestria è inevitabile, così come con le altre opere che coronano lo spazio antistante Palazzo Vecchio. È in bronzo dorato e raffigura una ragazza di colore che osserva il suo cellulare. Potrebbe essere una persona qualunque che passa per la piazza, se non fosse per la sua altezza di quasi 4 metri e per la sua lucentezza.
Time Unfolding in Piazza della Signoria è un bronzo di una ragazza di colore mentre osserva il cellulare
Una raffigurazione anonima, ma tutt’altro che discreta, che ha sollevato polemiche politiche, finanche un atto vandalico a sfondo razzista: si tratta di cancel culture o di un’apertura geniale a inedite narrazioni? L’artista, a suo dire, vuole abbattere i vecchi idoli per una rinnovata monumentalità fondata sull’inclusività: “L’idea stessa di chi merita una statua deve essere completamente riscritta”. E propone una sorta di riscrittura post-coloniale del monumento, denunciando specialmente l’assenza, finora, di corpi neri. L’artista interroga la memoria collettiva e lancia una domanda: chi ha il diritto di essere rappresentato?
Interroga la memoria collettiva e lancia la domanda: chi ha diritto di essere rappresentato?
Le sue figure, collocate nel cuore di una città come Firenze, emblema della classicità, del potere mediceo e della scultura rinascimentale, stabiliscono un dialogo forte tra passato e presente e portano una necessaria riflessione sull’identità e la rappresentazione della memoria collettiva, sulle omissioni contemporanee dell’arte occidentale. Un dialogo importante con l’antico che continua, con altre declinazioni formali, anche nelle sale di Palazzo Vecchio e nel chiostro del Museo del Novecento (fino al 14 settembre, a cura di Sergio Risaliti). “Il corpo è un’architettura che racchiude l’anima” diceva l’innovatore della scultura del ‘900, Auguste Rodin: chissà cosa penserebbe oggi, degli “eroi ordinari” che rivendicano la visibilità, il suo famoso Le penseur destinato a decorare la porta dell’inferno e diventato simbolo dell’universalità tragica dell’uomo contemporaneo.
È anticlassico attraverso la classicità, rivoluzionario con il sostegno delle istituzioni
Thomas J. Price in Florence
Palazzo Vecchio
Museo Novecento
Fino 11/06
Piazza della Signoria
Fino 14/09
A cura di
Sergio Risaliti