In rassegna 20 opere che coprono un arco temporale di 70 anni
“Ceroli totale”, la personale dedicata allo scultore dalla Galleria nazionale, contiene già nel titolo una dichiarazione di intenti. Un assoluto che esclude ogni dubbio sull’urgenza espressiva, comunicativa, con cui l’evento si presenta.
La selezione testimonia la continua sperimentazione tra simbolo, materia e memoria. Comprende un arco lungo 70 anni e si concentra su venti opere tra cui due site specific (La grande quercia e Le ceneri) legate all’iniziativa “Artista alla Gnamc”. Sarà possibile per il pubblico incontrare Mario Ceroli ed esplorarne nel modo più diretto il lavoro.
“Questa mostra l’ho concepita secca e semplice, con un sapore attuale, seria, fatta con la testa ma anche con il cuore, culturalmente sana”, dichiara l’autore, consapevole di essere sempre stato uomo del suo tempo attraverso i tempi. Nato a Castel Frentano nel 1938, concentra la creatività nell’intaglio del legno, in una costante reinterpretazione moderna dei temi della tradizione e della cultura popolare. Formatosi all’Accademia di belle arti di Roma, si ispira alla pop art e all’arte povera, in una fusione di artigianalità e concettualismo. Realizza scenografie teatrali e installazioni monumentali, collabora con registi come Zeffirelli.
Dopo la formazione all’Accademia di Roma, guarda alla pop art e all’arte povera, in una fusione di artigianalità e concettualismo
Nella rassegna romana, fino all’11 gennaio, a cura di Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, spiccano lavori significativi come La Cina (1966), che sintetizza la figura umana con segni essenziali e un tocco ironico a sdrammatizzare la società dell’epoca. Primavera (1968) indica una svolta lirica: il pino di Russia, ricorrente nella produzione, apprezzato per la sua texture, il profumo resinoso e la capacità di evocare un elemento umile ma intenso, in linea con le considerazioni dell'arte povera e della scuola di piazza del popolo, vive e racconta il rinnovarsi della natura. In Balcone (1966), Ceroli trasforma un componente architettonico in manifesto di dialogo e, al contempo, separazione tra individuo e mondo esterno. Con Progetto per la pace (1969), risponde al conflitto con uno spazio di speranza, definito da forme semplici ma potenti. La battaglia (1978), invece, propone uno scenario drammatico e coinvolge lo spettatore nel ritmo dell’azione.
In La Cina del 1966, sintetizza la figura umana con segni essenziali e un tocco ironico a sdrammatizzare la società dell’epoca
L’esposizione, inoltre, rappresenta il primo passo di un progetto di ampio respiro, destinato a culminare nel 2026 con l’inaugurazione della casa-museo. Questo futuro luogo di culto, che nascerà all’interno dello studio storico, è concepito come vivo e dinamico, dove poter entrare in simbiosi con l’universo creativo. Non solo raccoglierà opere, bozzetti e materiali d’archivio, ma restituirà anche l’atmosfera del laboratorio in cui Ceroli sviluppa il linguaggio plastico e dà corpo e volume alle sue idee.
La battaglia del 1978 propone uno scenario drammatico che coinvolge lo spettatore nel ritmo dell’azione
