In mostra sculture, disegni, acquerelli, scatti, stampe e modelli dagli anni ’70 a oggi
Altemura. A Venezia, strega la laguna “Thomas Schütte. Genealogies”. Fino al 23 novembre, cura di Camille Morineau e Jean-Marie Gallais, l’esposizione vigorosa (150 pezzi) di Punta della Dogana snocciola la carriera dell’artista tedesco in un corpus variegato di sculture, disegni, acquerelli, stampe, scatti e modelli. La figura, esasperata o accennata, indagata nella proiezione della sua caducità e concretamente definita su più dimensioni da una mano decisa, è il focus della raccolta che abbraccia decenni produttivi, dagli anni ’70 a oggi, tra lavori già presenti nella collezione Pinault e opere per la prima volta in Italia. La componente fisica, materica, plastica della poetica, il lavoro eseguito, non solo concepito, collocano l’artista costantemente al di sopra dell’influenza di un contesto storico. La caratteristica espressione della sua abilità concretizza la cifra di outsider e precursore di un ciclo che, come evidenzia il detto “anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”, si piega alla circolarità dell’eterno ritorno del figurativo. Apre ai visitatori il bronzo recente Mutter Erde (2024). Posizionato nel cortile d’ingresso, quasi a escludere ogni dubbio su un allestimento cronologico della rassegna, rappresenta un personaggio rassicurante, eppure instabile rispetto alle angolazioni dello sguardo. Piazzato nella torre l’alter ego monumentale, alto quasi 4 metri, Vater Staat (2010), pungente allegoria del potere che racchiude quella tipica ironia con cui l’autore interroga paradossi e alterna severità a fragilità (le vesti dell’effigiato tolgono fiato al respiro).
Mutter erde è un personaggio rassicurante e pure instabile rispetto alle angolazioni dello sguardo
I motivi ricorrenti, sviluppati con tecniche e materiali diversi, i soggetti deformati, tragici, grotteschi accompagnano tutte le sale della mostra, dove spiccano Mann im Wind (2018) - uomini bloccati nel fango, metafora della perseveranza al fallimento, un tema esplorato dagli anni ’80 -, Efficiency Men (2005) - creature inquietanti dai volti in silicone colorato e dagli scheletri in ferro e coperte: feroce critica al capitalismo e alla logica dell’efficienza - e i Geister, introdotti dal 1995. Si tratta di corpi misteriosi, inafferrabili, dai gesti teatrali, realizzati prima in cera, poi in alluminio, bronzo o vetro, con centinaia di variazioni, a evocare suggestioni di un mondo sospeso. Ampio spazio è donato anche alla pratica dell’architettura nei Bunker, i primi realizzati nel 1981, rifugi simbolici e primordiali dalla violenza. Thomas Schütte, che nel 2005 ha ricevuto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia, nasce nel ’54 a Oldenburg. Vive e opera a Düsseldorf, da dove modella il suo eccentrico universo.
Soggetti deformati, tragici, grotteschi come Mann im WIND ci accompagnano lungo tutto il percorso espositivo
