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30 Giugno 2021
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Parigi, Centre Pompidou: la parola al presidente Serge Lasvignes

Nei lunghi periodi di clausura, Lasvignes ha scelto di rimandare le mostre anziché annullarle. Per non destabilizzare l’ecosistema culturale

Il centro, icona mondiale della modernità, chiuderà dal 2023 al 2027 per imponenti lavori di ristrutturazione

Inaugurato nel 1977, il Centro nazionale d’arte e cultura Georges Pompidou a Parigi è il luogo in cui s’incrociano le arti, gli spettacoli, il cinema, la musica e il dibattito d’idee. Profondamente ancorato alla città ma aperto sul mondo, il museo interroga, attraverso il prisma della creazione, le grandi sfide della società e le mutazioni del mondo contemporaneo.

Il suo edificio emblematico, concepito da Renzo Piano e Richard Rogers, ospita il Museo nazionale d’arte moderna, che custodisce la più ricca collezione d’arte moderna e contemporanea d’Europa. Con la Biblioteca pubblica d’informazione (Bpi) e l’Istituto di ricerca musicale (Ircam), organismi associati, ogni anno accoglie più di 3,5 milioni di visitatori. Dal 2010 una filiale del Centro è presente a Metz, dal 2015 a Malaga, dal 2016 a Bruxelles e dal 2019 a Shanghai.

Dal 2015 Serge Lasvignes ne è il presidente. Nato nel 1954, laureato in Lettere e allievo della Scuola nazionale d’amministrazione, ha svolto molteplici incarichi al Ministero dell’istruzione e al Segretariato generale del governo francese. Gli porgiamo qualche domanda in questa fase tanto delicata per la cultura.

In un anno il Centro Pompidou è stato chiuso due volte a causa della pandemia. Come avete gestito questo momento?

Durante questi periodi di chiusura (marzo-giugno 2020 e novembre-maggio 2021), ci siamo impegnati per preservare la programmazione. Abbiamo scelto di rimandare gli avvenimenti piuttosto che annullarli per continuare a sostenere gli artisti, non destabilizzare ulteriormente l’ecosistema culturale ed essere pronti alla riapertura. Abbiamo inoltre adattato la strategia digitale per mettere a disposizione i nostri contenuti online e proporre delle nuove esperienze al pubblico. Visite video-guidate, conferenze, podcast, moduli educativi: numerosi sono stati i progetti per offrire un accesso essenziale all’arte e alla cultura. E abbiamo ottenuto dei risultati impressionanti: 300 000 visite alla mostra “Matisse comme un roman”, e un aumento del 445% delle consultazioni del nostro canale YouTube. Il digitale si conferma un’offerta a tutti gli effetti, come nel caso della mostra virtuale “Dans l’intimité de Kandinsky” realizzata con Google Art & Culture o della rivista online che abbiamo lanciato di recente.

Nel 2027, l'edificio concepito da Renzo Piano e Richard Rogers compirà 50 anni

Chiuderete le porte per ristrutturazione tra il 2023 e il 2027. Come resisteremo quattro anni senza il Centro Pompidou?

Il Centro ha 44 anni. Una ristrutturazione generale si è resa necessaria per la sicurezza del pubblico, del personale e delle opere, e perché questo edificio, icona mondiale della modernità e dell’architettura contemporanea, sia conforme agli standard ambientali e alle norme in vigore. Questi lavori sono una garanzia per l’avvenire e permetteranno di festeggiare alla grande i 50 anni del Centro Pompidou nel 2027! Durante questo periodo, intensificheremo i progetti nelle altre sedi e in collaborazione con le grandi istituzioni parigine. Continueremo a condividere la nostra competenza e la nostra programmazione, esponendo la collezione altrove. Lavoriamo per esempio per aprire nel 2024 a Massy, in periferia parigina, il nuovo polo di conservazione e creazione, e per riaprire la sede di Bruxelles che oggi è chiusa per lavori.

Quali sono gli orizzonti futuri del Centro Pompidou?

Con la riapertura del 19 maggio, il Centro Pompidou vuole partecipare al risveglio del mondo: riparare, ricreare un legame tra le genti e le arti. Attraverso un ampio programma, il centro sosterrà la creazione, gli artisti logorati dalla pandemia, e proseguirà il suo sviluppo e le sue missioni con passione, fino alla chiusura per lavori nel 2023. Il periodo di chiusura ci darà la possibilità d’immaginare quello che dovrà essere il Centro Pompidou 50 anni dopo la sua nascita, perché resti visionario, utopico e senza equivalenti nel mondo. Nel 2027 bisognerà attualizzare e riattivare le linee di forza della nostra personalità, essere in rottura con una concezione “tradizionale” del museo, creare una relazione d’empatia con il pubblico e donargli l’occasione di fare esperienze inedite e memorabili. Il Centro Pompidou deve superare le barriere tra le discipline (come lo fanno gli artisti contemporanei) e prevedere multiple collaborazioni, in Francia e all’estero, per diversificare la visione dell’arte, moltiplicare le esperienze innovative e cercare quel pubblico virtuale che non viene al museo. Il Centro Pompidou non deve mai dimenticare che è allo stesso tempo laboratorio della creazione e servizio pubblico.

L'Autore

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Dopo aver peregrinato per la facoltà di lettere e filosofia all'Università di Pavia, si laurea in architettura al Politecnico di Milano con una tesi sulla forma urbana e le identità dei luoghi. Innamorato da sempre d’arte e letteratura, nell’indecisione su cosa scegliere, cerca di sviluppare entrambe le passioni. Dal 2006 scrive d’arte prima su ARTEiN e poi su AW Art Mag. Vive e lavora a Parigi, città che ama e a cui lo lega lo spirito eterno delle avanguardie artistiche che si aggira ancora nei suoi vicoli.

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