Quando Il Corpo Della Donna Diventa Scultura - Riflettori puntati su Vanessa Beecroft

11 Maggio 2026

 

 

Memorabili le sue performance: interpreti immobili e silenziose devono dimenticare la loro nudità

Una ventina di anni fa aveva suscitato un certo scalpore la mostra delle sue fotografie esposte al Palazzo Ducale di Genova. Il motivo? Vanessa Beecroft, nata nel capoluogo ligure il 25 aprile 1969, aveva esibito una sequenza di splendidi nudi femminili con irriverente provocazione, secondo i cosiddetti benpensanti. Invece trionfava in tale circostanza quell'armonia e quella esibizione del sublime che solo un corpo femminile sa esprimere quando la sua immagine si trasforma in opera d'arte.

Non a caso, proprio in quel periodo due sue opere avevano sigillato la mostra "Donna. Immagini dal femminile da Boldini a oggi", presentata al Museo d'Arte Moderna di Pescara. E la Beecroft ha continuato ad adottare fino a oggi tale comportamento compositivo traducendo sovente il personale impegno in performance, in istallazioni dove le interpreti, immobili e silenziose, devono dimenticare la loro nudità.

Nei suoi racconti allegorici, le protagoniste si specchiano e si sdoppiano

In tal modo, anche attraverso questi singolari e suggestivi tableaux vivants, ha ottenuto importanti riconoscimenti in tutto il mondo. Da Los Angeles, dove risiede da anni, ha portato tale singolare messaggio, prodigo di sottolineature socio-politiche, in prestigiosi musei come il Guggenheim e il Whitney Museum di New York, e la Kunsthalle di Vienna. In Italia suoi lavori si trovano, tra l'altro, alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, a Palazzo Forti di Verona e al Museo d'Arte Moderna di Bologna.

In conclusione, con lei la donna assume contemporaneamente il ruolo di mezzo e di fine di un racconto sottilmente e perennemente allegorico, dove le protagoniste si specchiano e si sdoppiano: "Le donne nelle performance sono un'incarnazione vivente delle sculture e le sculture sono una incarnazione delle modelle". E poi: "Per me l'estetica è importante e nasce dal contenuto, non è il fine dell'opera". Il fine è il racconto che, partendo proprio dall'opera, conquista non solo la scena ma seduce il pensiero e lo spirito di chi si nutre compiutamente di siffatta empatia.

I suoi singolari e suggestivi tableaux vivants hanno ottenuto riconoscimenti nei più prestigiosi musei internazionali

 

NAPOLI • LA REGIA DI BEECROFT PER PARTENOPE IN SCENA AL TEATRO SAN CARLO

Il Teatro San Carlo di Napoli ha rappresentato Partenope, l'unica opera lirica di Ennio Moricone su libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto. La regia è stata assegnata a Vanessa Beecroft che ha contribuito anche alla scelta dei costumi e alla coreografia.

Nella circostanza le sue figure femminili, accolte dalla trasparenza dei veli, hanno raccontato il senso della storia legata al titolo che evoca la città partenopea. Ha affermato a tal proposito la Beecroft: "Partenope per me è un corpo che si moltiplica, una presenza che non appartiene né al passato, né al presente... Non ho voluto fare un teatro d'azione, ma creare un'installazione vivente. Figure femminili che emergono e scompaiono, come memorie della città".

 

 

L'Autore

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È nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e  Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. Dice che è stata pure una fortuna incontrare il direttore che ormai da diversi lustri accoglie e pubblica i suoi articoli.

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