Riflettori puntati sull’arte veneta dal 1910 al 1940: quella rivoluzione silenziosa

Immenso Arturo Martini con L’inglesina del 1929-30

Sarà stata la location suggestiva, sarà stata la caratura degli artisti in mostra oppure semplicemente l’entusiasmo e il desiderio di ripartire; in ogni caso, l’inaugurazione de “La rivoluzione silenziosa dell’arte in Veneto. 1910-1940 da Gino Rossi a Guidi e de Pisis” ha registrato presenze da record a Villa Ancilotto. Sindaco, assessori, sponsor e curatori si sono dichiarati entusiasti e onorati di essere riusciti a organizzare il primo evento culturale post-Covid di Crocetta del Montello (TV). Il titolo parla di “rivoluzione silenziosa” riferendosi a dinamiche di cui oggi non si accenna minimamente nelle facoltà universitarie di storia dell’arte; ma che hanno contribuito, silenziosamente, appunto, e con il favore del buio, a fertilizzare un humus culturale di cui hanno goduto quegli artisti i cui nomi, successivamente, sono divenuti altisonanti. Senza perderci in ulteriori preamboli, tentiamo un tour immaginario della mostra. Non dovrebbe essere difficile dal momento che, durante la quarantena, ci siamo impratichiti nel veleggiare con la fantasia dentro i musei virtuali. Salendo al primo piano, riceviamo subito il battesimo di Guglielmo Ciardi, il quale, con due marine, una veduta veneziana e Mattino azzurro, mette sull’attenti anche l’occhio meno avvezzo a questa stagione pittorica.

Ricreate, attraverso opere di Guglielmo Ciardi, Arturo Martini, Filippo de Pisis, Virgilio Guidi, le suggestioni di un'epoca

Si procede tra Luigi Cima, Giacomo Favretto, Pietro Fragiacomo, Luigi Nono e Ettore Tito, coloro che hanno acceso la scintilla di quella che, solo con la generazione successiva, si riconoscerà essere stata una svolta. Avanti di una sala. La scuola di Burano con diversi paesaggi di Umberto Moggioli dal raffinato costruttivismo cromatico, l’entusiasmante Bragozzo verde di Pio Semeghini e infine Gino Rossi con la sua audace espressività, austero nella linea quanto granitico nella composizione. L’immenso Arturo Martini con L’inglesina, una piccola ceramica del 1929-30 ovvero il periodo delle grandi terrecotte, strega lo sguardo e conduce l’osservatore alla sala successiva dove incontriamo Filippo de Pisis e Virgilio Guidi. Probabilmente la sala più potente. Tra le nature morte e l’aereo e sensoriale paesaggio di Cortina del primo e il Ritratto della moglie del secondo, non ce n’è per nessuno. In loro si possono individuare i due esponenti di spicco; i primi ad aver efficacemente distillato il concentrato di quella nobilissima pittura veneziana. Ci si congeda dalla mostra con un’ammaliante successione di opere di Guido Cadorin, Cagnaccio di San Pietro, Felice Carena, Teodoro Wolf Ferrari, Fioravante Seibezzi, Nino Springolo, Fiorenzo Tomea e Aldo Voltolin. Percorso concluso. Adesso, visitatela veramente.

La rivoluzione silenziosa
dell’arte in Veneto

1910-1940
da Gino Rossi a
Guidi e de Pisis
Villa Ancilotto
Crocetta del Montello
Fino al 27/12

L'Autore

10 Post

Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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