L’episodio cruento viene restituito attraverso documenti, medaglie, busti e dipinti
Fino al 20 settembre 2026, il Bode-Museum am Kupfergraben di Berlino presenta “La Congiura dei Pazzi. Potere, Violenza e Arte nella Firenze del Rinascimento”: l’eccezionale evento espositivo, organizzato dai Musei Statali della capitale tedesca e in collaborazione con il Münzkabinett, la Skulpturensammlung e la Gemäldegalerie, recupera alla memoria contemporanea una delle vicende più drammatiche della storia del rinascimento italiano attraverso documenti coevi, medaglie commemorative, busti e celebri dipinti, in grado di restituire volti e azioni ai suoi protagonisti. Ne deriva un affresco espositivo di grande impatto emotivo che catapulta il visitatore nella cruda immediatezza della cronaca nera del XV secolo. 26 aprile 1478: assieme all’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati e al condottiero Giovan Battista Montesecco, Jacopo e Francesco de’ Pazzi, acerrimi rivali della famiglia Medici capeggiata dai fratelli Lorenzo e Giuliano, si fanno promotori attivi di una congiura per eliminarli definitivamente e mettere così le mani sulla città. Mancato per un imprevisto il tentativo del giorno precedente, si opta per qualcosa di scellerato: un agguato in piena regola, durante la Santa Messa officiata nella cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore dal neo cardinale diciottenne Raffaele Riario, nipote di Papa Sisto IV e forse ignaro della cosa.
Un agguato in piena regola contro i Medici durante la messa a Santa Maria del Fiore
Nel frattempo, alle porte della città si ammassa un contingente di forze papali e ducali coordinate da Federico da Montefeltro, pronto a supportare i congiurati una volta ottenuto il loro scopo. Ma le cose non vanno come previsto. Prioritario è eliminare i due fratelli, insieme, in una volta sola: a un segnale convenuto, durante il solenne momento dell’elevazione, Giuliano - come tutti inginocchiato - viene più volte mortalmente pugnalato alla schiena da Bernardo Bandini il quale poi, assieme ad altri, si avventa sul futuro Magnifico. Lorenzo schiva come può i colpi, grazie all’intervento del Poliziano - il famoso poeta - e a quello determinante dell’amico Francesco Nori che si immola al suo posto, riuscendo dunque a fuggire. Dopo mesi di preparazione e benché nel sangue, la congiura quindi fallisce: con l’esercito in rotta, Jacopo de’ Pazzi tenta il tutto per tutto e si presenta alla folla gridando che Firenze è finalmente libera. Purtroppo per lui, la notizia dell’efferato tentativo ha già percorso le tortuose vie della città medievale che, mal digerita tanta crudeltà, insorge proprio contro i ribelli. Si scatena così una furiosa caccia all’uomo che lo stesso Lorenzo non impedisce. Nel giro di due giorni i più sono consegnati alla pubblica forca. All’appello manca però il Bandini, fuggito di gran carriera verso Costantinopoli: fatto rientrare a Firenze solo un anno dopo, otterrà la medesima sorte.