Ma Chi È Davvero Il Pescatore Di “Il Vecchio E Il Mare”? - La visita di Hemingway a Napoli e la contesa tra Acciaroli e Cuba

26 Giugno 2026

 

 

Hemingway arriva a Napoli proprio a giugno, nel 1954. Su questa visita si è scritto molto e si è favoleggiato a lungo. Non è solo. Lo accompagna l’ultima moglie, Mary Welsh, già corrispondente del Time . L’Europa, la Campania sono le sponde di una nuova serenità dopo lunghi, turbolenti mesi africani. Qui, a Mombassa, in Kenia, lo scrittore aveva ritrovato il figlio Patrick  proprietario  di una grande tenuta in Tanzania, dopo una brillante laurea con lode in Storia e Letteratura conseguita ad Harvard. Patrick è cacciatore di professione. Dal safari, lo scrittore vorrebbe trarre un “diario africano” che non riuscirà mai a concludere e uscirà poi postumo, solo nel 1999, con il titolo “Vero all’ alba“.

Ernest beve, è spesso sbronzo. Tra i fumi dell’ alcool cade dalla jeep e si ferisce mentre la sua mira si fa sempre più precaria. Noleggia un Cessna per sorvolare le cascate Murchinson, all’uscita del lago Vittoria ma, mentre si avvicinano alla cascata delle acque, uno stormo di ibis gli sbarra la strada. Il pilota realizza un atterraggio di fortuna nella boscaglia. Per l’ultima moglie Mary, la frattura di due costole, per Ernest una nuova lussazione alla spalla, dopo quella rimediata nella caduta dalla jeep. Un secondo incidente aereo, poche settimane dopo, gli causa una commozione celebrale e dolorose ferite che, per poco, non gli costano la vita. In quel fatidico 1954 ne succedono di tutti i colori. L’Herald Tribune, a febbraio, dopo il nuovo incidente aereo, annuncia la morte dello scrittore. Ad ottobre, l’Accademia di Svezia gli conferirà quel Premio Nobel  che non riuscirà mai a ritirare. E a giugno di quell’anno, Hemingway è a Napoli con la moglie Mary. Un bicchiere in Galleria sorseggiato tra la curiosità dei passanti e gli scatti del fotografo Carbone, una visita al Gesù Nuovo e, secondo le cronache, un caffè al mitico Gambrinus. Poi,  si favoleggia di un trasferimento ad Acciaroli, dove lo scrittore americano  aveva già soggiornato nei primi anni ‘50. Una leggenda letteraria che ha spinto alcuni cronisti ad immaginare che il suo capolavoro  “Il vecchio e il mare“ sia stato ispirato proprio da questo borgo cilentano e dall’amicizia con un pescatore locale, Antonio Masarone, soprannominato “u Viecchiu “. Non esistono, su questo piano, precise documentazioni e testimonianze e tutto lascia presupporre che la stesura del romanzo sia, invece, avvenuta a Cuba e alle Bahamas tra il 1951  e il 1952, così come la figura di Santiago sia ispirata a Gregorio Fuentes, il pescatore cubano di origini spagnole, scomparso a 104 anni. Ma la contesa intellettuale, tra Cuba ed Acciaroli, dopo poco meno di un secolo, continua ad appassionare studiosi e critici, trascinandosi dietro molto di più del semplice sogno di un pescatore. 

L'Autore

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Custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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