Signore e signori e i vincitori sono...

17 Luglio 2022
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In un'edizione sbilanciata sul femminile e sull'arte africana anche i premi si adeguano

Una Biennale anticonvenzionale e coraggiosa che dà voce a chi voce finora non l'ha avuta, in un panorama artistico alla rovescia dove all'arte dell'uomo bianco europeo, centro e misura del tutto, si sostituisce la pratica artistica del resto del mondo, non occidentale e non bianco, con un netto sbilanciamento sul femminile. Una prospettiva "altra", una sorta di rettifica del sistema, aperta all'"afroglossia", alla "poliglossia", contro ogni immobilità e discriminazione. I premi rispecchiamo l'assunto. Sono stati assegnati da una giuria internazionale composta dalla Presidente Adrienne Edwards (USA, curatrice del Whitney Museum di New York, autrice di cataloghi quali Blackness in Abstraction), Lorenzo Giusti (Italia, direttore GAMeC di Bergamo, interessato al rapporto tra pensiero ecologico e arti visive), Julieta González (Messico, attenta alle connessioni tra antropologia, cibernetica, architettura, ecologia, ambiente e arti visive), Bonaventure Soh Bejeng Ndikung (Camerun, curatore, scrittore e docente, studioso di relazione tra Occidente e non Occidente, potere, economia, razza e postcolonialismo), Susanne Pfeffer (Germania, consigliere del MoMA PS1 di New York, curatrice del padiglione tedesco alla Biennale del 2017 e vincitrice del Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale).

IL PREMIO COME MIGLIOR PADIGLIONE NAZIONALE È STATO
ASSEGNATO ALLA GRAN BRETAGNA E ALL'ARTISTA SONIA BOYCE,
DI ORIGINI AFROCARAIBICHE PRESENTE CON L'OPERA FEELING HER WAY

I Leoni d’oro alla carriera sono stati assegnati alla tedesca Katharina Fritsch, le cui grandi sculture, iperrealistiche e fantastiche insieme, sono “apparizioni perturbanti” che provocano “stupore e attrazione vertiginosa”, e alla cilena Cecilia Vicuña, artista, poetessa, cineasta, attivista per i diritti delle popolazioni indigene in America Latina, che trasforma assemblaggi di detriti in snodi di tensioni e forze dove il “microscopico e il monumentale sembrano trovare un fragile equilibrio: un’arte precaria, al contempo intima e potente”. Leone d’oro per la miglior Partecipazione nazionale al Padiglione Gran Bretagna e a Sonia Boyce, artista di origini afrocaraibiche, che con Feeling Her Way offre una lettura delle storie attraverso il suono e, lavorando in collaborazione con altre donne nere, esplora i domini della sintonia e della dissonanza.
Due le menzioni speciali per le Partecipazioni nazionali: alla Francia per Dreams have no titles di Zineb Sedira, franco algerina, celebrata per “l’idea di costruire comunità nella diaspora”, che, nell’installazione cinematografica, unisce la dimensione personale ai temi universali della lotta alle discriminazioni e al razzismo.
L’altra menzione va all’Uganda, per la prima volta presente in Biennale, con Acaye Kerunen e Collin Sekajugo, che, mediante pratiche legate al cucito e alla tessitura con fibre naturali e la combinazione di elementi riciclati, propongono “la sostenibilità come pratica e non solo come politica o mera astrazione”. Leone d’oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale Il latte dei sogni a Simone Leigh, artista americana giamaicana protagonista del padiglione USA ai giardini, la cui «monumentale scultura all’ingresso dell’Arsenale, rigorosamente ricercata, realizzata con virtuosismo, potentemente suggestiva», evoca la figura ancestrale di donna-contenitore-casa-santuario, tribale, solida, resistente, con lo sguardo, senza occhi, rivolto all’interiorità. Leone d’argento ad Ali Cherri, libanese, che nella videoinstallazione Of Men and Gods and Mud unisce storia e mito, dando vita a creature mostruose, metafore di devastazione, e a “narrazioni che si discostano dalla logica del progresso e della ragione”.

LEONE D'ORO ALLA CARRIERA A KATHARINA FRITSCH
PER LE SUE GRANDI SCULTURE IPERREALISTICHE E FANTASTICHE INSIEME

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali: una a Lynn Hershman Leeson (USA), i cui video e stampe su specchio esplorano i rapporti tra esseri umani, intelligenza artificiale, cibernetica, ingegneria genetica, e s’interrogano sull’influenza della tecnologia nel nostro quotidiano. L’altra menzione speciale va a Shuvinai Ashoona, artista delle comunità artiche, che “rivela nei suoi disegni e dipinti la profondità delle cosmogonie indigene Inuk. Un’esistenza in cui le specie sono interdipendenti l’una dall’altra, senza la mediazione della colonialità del potere della specie umana”.

L'Autore

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Figlia di collezionisti, occuparsi di arte è stato fluire naturale della passione verso una direzione magnetica. È attratta da tutti i sud del mondo, dal mare e dal cioccolato fondente. Osa, a volte, scattare fotografie. Da cittadina ha scoperto la campagna, generosa fonte di meraviglia. Ama le parole, la lettura e la scrittura, avventure sorelle, e, da accanita idealista, è sempre alla ricerca di nuovi sentieri della mente e dello spirito da sondare, come di gusti da provare. Gli esseri umani, la musica e la bellezza entusiasmano i suoi giorni. Curatrice di mostre, ha scritto su riviste diverse in Italia e all'estero, è felice e onorata di essere nel cast di AW ArtMag sin dalla sua prima uscita. Sempre alla ricerca di un motto, che fatalmente cambia nel dinamismo della vita, trova la sua verità in «per foco sempre».

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