Cercando la Grazia - Una riflessione sul multiforme significato del termine dai tempi di Afrodite ai giorni nostri

30 Novembre 2023

In molti hanno gioito per il condono della pena all’attivista egiziano Patrick Zaki, un atto politico e diplomatico suggellato da una parola alata: “grazia”. Rispondeva al nome di Grazia la scrittrice Deledda, unica donna del nostro paese ad aver vinto, nel 1926, il Premio Nobel per la letteratura; una sua illustre collega, Saffo, poetessa di Lesbo nata 630 anni prima di Cristo, con l’ardore che la caratterizza, scrive: “Fermati amico mio, rivela ai miei occhi la tua grazia”. Bisillabo nobile che, oltre a denotare avvenenza fisica, allude a quella virtù rara che è benevolenza mista ad amabilità, e fa pensare al naturale fascino di un essere che si muove elegante e, canterebbe De André, “nascon fiori dove cammina”. Aveva questa facoltà di far fiorire il terreno sotto i suoi piedi, Afrodite, seducente dea di quello stato di grazia che chiamiamo “amore”, e primavera di tutte le cose. Nella mitologia greca, le Grazie sono divine, le tre Carites, e, secondo alcune versioni del mito, che per sua natura non è uniforme e univoco ma si stratifica e muta e si sfaccetta, risultano figlie di Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, e di Afrodite; spesso le fanno da corteggio, insieme alle Ore, e creano vesti per lei tingendole dei più svariati e lucenti colori dei fiori. Si chiamano Eufrosine o Letizia, Aglaia o Splendore e Talia, generosa prosperità della natura. Le tre insieme formano l’armonia delle parti di cui è fatta la bellezza. La danza e l’abbraccio delle tre figure hanno ispirato artisti di tutti i tempi, da Lucas Cranach a Rubens, da Botticelli a Canova, da Maillol a Niki de Saint Phalle, da Fragonard a Delaunay e da Raffaello a Thomas Hodges che in fotografia ha messo insieme tre bellezze di etnie differenti, sotto una variopinta composizione floreale, unite in armonia. Armonia che è insieme bellezza e pace, una situazione che l’essere umano, da quando è comparso sulla terra, non riesce a trovare e a conservare. Si può cucire la pace? Abili mani, spesso femminili, con grazia, da tempi immemorabili, nel continuo fluire di anni e storia, filano e tessono. Nel nostro presente, in cui la pace è esigenza essenziale e primaria, Olimpia Biasi indica, con la lievità pensosa dei suoi teleri (esposti a Treviso alle Gallerie delle Prigioni) che ci fanno levare verso l’alto lo sguardo, che bisogna Rammendare la pace, suggerendo come l’attività del rammendo sia la più consona allo scopo: per rammendare, infatti, si ha bisogno di un progetto, di molta pazienza e di un’adesione affettuosa a quello che si va facendo. E se “rendere grazie” è sinonimo di ringraziare, questo è quanto sentiamo di fare ogni volta che pensiamo all’arte, attività spirituale che, senza dimenticare la grazia, si può battere, entrando in campo con i suoi mezzi, per parlare di valori, di istanze etiche, di solidarietà. Come di quella pace che, al momento, sembra restare un’utopia.

Ascolti:
Claudio Monteverdi, Non più guerra, pietade, 1603 Amilcare Ponchielli, Grazie vi rendo, aria dall’opera La Gioconda, 1876
Leonard Bernstein, Divertimento per orchestra II, Waltz, Allegro con grazia, 1980 Marihiko Hara, Grazia, 2017

L'Autore

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Figlia di collezionisti, occuparsi di arte è stato fluire naturale della passione verso una direzione magnetica. È attratta da tutti i sud del mondo, dal mare e dal cioccolato fondente. Osa, a volte, scattare fotografie. Da cittadina ha scoperto la campagna, generosa fonte di meraviglia. Ama le parole, la lettura e la scrittura, avventure sorelle, e, da accanita idealista, è sempre alla ricerca di nuovi sentieri della mente e dello spirito da sondare, come di gusti da provare. Gli esseri umani, la musica e la bellezza entusiasmano i suoi giorni. Curatrice di mostre, ha scritto su riviste diverse in Italia e all'estero, è felice e onorata di essere nel cast di AW ArtMag sin dalla sua prima uscita. Sempre alla ricerca di un motto, che fatalmente cambia nel dinamismo della vita, trova la sua verità in «per foco sempre».

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