“Fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme né domani né mai”: Primo Levi. Con queste parole si apre la nuova mostra di Carlo Carli dal 10 al 31 ottobre al Memoriale delle Deportazioni di Firenze dal titolo “Umanità perduta e abbandonata”. La deumanizzazione presente nelle vittime e visibile in faccia ai carnefici è centrale nelle 20 tele esposte. Si evince immediatamente il filo conduttore della rassegna: rappresentare le sofferenze contemporanee: quelle determinate dalla guerra russo-ucraina e dallo sterminio dei palestinesi, fino a tematiche quali cambiamento climatico e migrazione.
L’impianto espositivo non lascia spazio a illusioni, ma offre un monito, cerca di smuovere le coscienze rendendole attive di fronte ai soprusi e agli atti disumani che avvengono davanti al nostro sguardo. Ritroviamo queste intenzioni nelle stesse parole dell’artista: “I bambini e le donne sono le vittime civili più indifese quali strumenti di guerra, ma anche vittime di migrazioni forzate da povertà, guerre, cambiamenti climatici e discriminazioni umane per aberranti e mostruosi disegni di potere… noi non possiamo non vederli, non possiamo essere indifferenti”.
La volontà di attiva indignazione è richiamata nei titoli: Salvate almeno i bambini, Fermate la strage di innocenti, Pace in Terra Santa solo per citarne alcuni.
Una delle opere più toccanti è Giudizio universale e deportazione. Si divide su due registri: in basso, due migranti ammanettati e incatenati come bestie. Nella fascia superiore la citazione del Giudizio universale di Michelangelo. In particolare, è rappresentato l’annuncio della fine dei tempi da parte degli angeli trombettieri a sinistra e la caduta dei dannati a destra. Simbolico come questo atto finale, descritto nei libri dell’Apocalisse di Giovanni, dovrebbe ritrovare l’umanità intera raccolta e pronta al giudizio proprio nelle stesse terre di Canaan dove si svolgono gli atroci fatti contemporanei. La scena dei dannati è tra le più dinamiche e terrificanti dell’affresco, uno di loro al centro, rimane isolato, si copre il volto lasciandone scoperto solo la metà: è l’emblema della disperazione, della consapevolezza del male.
In Salvate almeno i bambini, Carli si sofferma su una immagine proveniente dalla striscia di Gaza. Qui un soldato israeliano punta il fucile su una madre che tiene la propria bambina in braccio. A sinistra vediamo la Madonna, disperata per la morte del figlio e sorretta dalle pie donne intente a consolarla in un dettaglio ripreso dalla Deposizione di Cristo di Rosso Fiorentino.
Questa rassegna, dunque, non concede facili consolazioni, ma spazi di necessaria riflessione. La realtà non è edulcorata bensì registrata nella sua estrema crudezza. È una esposizione urgente che vede l’arte come strumento di attivismo civile. Le parole di Levi continuano così ad essere fonte di ispirazione ancora oggi e, come nelle tele di Carli, si fanno un potente invito all’umanità per contrastare ogni forma di odio.
A cura di Enrico Bascherini.
Catalogo con testi di Claudia Baldi e di Alessandro Romanini.
