L'inventore della Pop: nelle gallerie di Leo Castelli sono passati i più grandi artisti del secondo ‘900

La straordinaria iperbole di quel signore dai modi raffinati partito da Trieste alla conquista di Parigi e New York

Quando l’ho incontrato a New York, nella primavera del 1987, Leo Castelli possedeva tre gallerie: una nella Settantasettesima strada est, una seconda a West Broadway e una terza in Greene Street. Ed erano numerose le persone che chiedevano suggerimenti su artisti di belle speranze a lui che aveva fatto conoscere al mondo intero Roy Lichtenstein, Bob Rauschenberg e Jasper Johns: “Siccome nel 1958 si compravano da me per un migliaio di dollari dei quadri di Jasper Johns che oggi possono valere anche un milione di dollari, molti pretenderebbero la certezza di un risultato equivalente. Io consiglio a loro di frequentare i musei, di formarsi un gusto prima di parlare di acquisti”.  

A New York punta tutto su Johns, Rauschenberg, Twombly e Stella

Questo signore dai modi raffinati ne aveva fatto di strada dopo essere partito da Trieste, dove era nato nel 1907, per approdare a Parigi negli anni ‘30: qui allestirà la prima mostra in uno spazio preso in società con René Drouin grazie all’impegno di Leonor Fini, sua compagna d’infanzia, pronta a coinvolgere gli amici surrealisti Max Ernst, Pavel Tchelitchew, Salvador Dalí e Meret Oppenheim. Lo scoppio della guerra lo condurrà a New York, dove presterà servizio nell’esercito. Nel 1943 ammirerà da Peggy Guggenheim le opere di Pollock che frequenterà al pari degli altri espressionisti astratti Willem de Kooning, Franz Kline e Mark Rothko. Ma la maggior parte dei critici e dei frequentatori delle gallerie non apprezzavano i lavori di Pollock e soci che si potevano acquistare per cifre modeste. Il primo febbraio 1957 è una data importante per Leo Castelli che riesce a realizzare il sogno di una galleria tutta sua inaugurata da un confronto Stati Uniti-Europa: “Pollock, de Kooning e lo scultore David Smith si trovavano in compagnia di Giacometti, Delaunay, Dubuffet.  

Nella Parigi degli anni '30 espone Ernst, Dalí e Oppenheim

Tra gli italiani avevo scelto Giuseppe Capogrossi su sollecitazione di Matta. In seguito ho preferito puntare su Jasper Johns, Bob Rauschenberg, Cy Twombly e Frank Stella. Quindi è stata la volta degli artisti pop”. L’incontro con Johns capitò in modo curioso: Castelli si era recato nello studio di Rauschenberg e, quando quest’ultimo scese al piano di sotto da Johns a prendere del ghiaccio per le bevande, Leo lo seguì rimanendo estasiato da quella pittura che aveva come soggetti bandiere e numeri. Venne concordata immediatamente una mostra di chi è da considerarsi “il primo artista veramente statunitense, che ha inventato un nuovo spazio”. La sua personale d’esordio da Castelli nel gennaio del 1958 fece scalpore nel mondo dell’arte: l’egemonia dell’espressionismo astratto era stata infranta.

L'Autore

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È nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e  Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. Dice che è stata pure una fortuna incontrare il direttore che ormai da diversi lustri accoglie e pubblica i suoi articoli.

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