Che idea l'arte su Instagram: a colloquio con Nicola Bigliardi ideatore di All Art Contemporary

25 Novembre 2020
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In due anni, oltre 10.000 i follower di una pagina che si occupa solo di arte

Come è nata e di che si occupa la pagina All Art Contemporary?
Ho creato la pagina nel settembre 2018 per condividere la mia passione, i miei studi e per utilizzare un social network come Instagram, re della frivolezza e della banalità, in modo costruttivo. Posso dire che questa scelta mi ha dato ragione perché oggi contiamo oltre 10.000 follower. Ci occupiamo principalmente di arte visiva, da quell’antica alla più contemporanea, non c’è distinzione, anche perché “tutta l’arte è stata contemporanea”.

Ecco, spiegaci l’origine del nome.
Ero alla ricerca di qualcosa che potesse racchiudere in poche parole quelli che sarebbero stati i contenuti proposti e, dato che non volevo limitarmi a scrivere solo di arte antica o contemporanea, ho trovato azzeccatissima l’installazione del 1999 di Maurizio Nannucci in cui l’artista scrive, col neon, All Art has been contemporary. D’altronde, dalle grotte di Lascaux alla banana di Cattelan l’artista è sempre stato interprete e fautore del suo tempo.

Gestisci da solo la pagina?
Per fortuna, da marzo 2019 si è aggiunta la mia cara amica Marta del Mutolo. Io provengo dal ramo economico e mi sono successivamente avvicinato all’arte; lei, invece, proviene da quel settore. Credo sia importante offrire un doppio sguardo, soprattutto quando si fa divulgazione, infatti, scriviamo entrambi post e articoli proprio per mantenere questa duplice visione. Inoltre, io curo la grafica, il blog e il social marketing.

Recentemente avete creato anche un blog, forse perché su Instagram l’immagine domina sulla parola?
Sicuramente, sia per una questione di spazio che di medium. Instagram obbliga a una fruizione distratta: massimo 5 secondi di concentrazione. Nel sito, invece, l’attenzione può arrivare fino a qualche minuto. Da tempo pensavamo di aggiungere il blog per dare maggior peso ai nostri contenuti, però abbiamo aspettato lo sblocco dello swipe up di Instagram per risultare più efficaci.

Come credete stia cambiando la divulgazione d’arte nell’era social?
Da una parte, i social, specialmente Instagram, hanno acceso un forte interesse per l’arte e per la sua divulgazione. Dall’altra, in molti casi, noto l’ossessione per il numero di like e visualizzazioni: si punta più a piacere che a far piacere un argomento, tralasciando così i contenuti o banalizzandoli.

Progetti futuri?
Ho da poco fondato l’associazione All Art Contemporary insieme ad altri professionisti del settore e dovremmo fare la nostra prima apparizione per dicembre/gennaio. Salvo complicazioni pandemiche, l’intento è quello di costruire percorsi con artisti contemporanei italiani e internazionali presso Palazzo Fontanelli-Sacrati, un palazzo del ‘400, di certo uno dei più prestigiosi e suggestivi di Reggio Emilia. Ah, ho anche scritto un libro… Ma per scaramanzia non aggiungo altro.

L'Autore

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Cesare Orler crede profondamente nell’equivalenza arte=vita e vorrebbe “fare della propria vita come di un’opera d’arte” per dirla alla D’Annunzio. Si è laureato in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali a Venezia e sta completando la specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Gestisce lo spazio televisivo “Cesare’s Corner” dedicato alla divulgazione dell’arte contemporanea su OrlerTV, segue da vicino artisti italiani emergenti di cui cura mostre e testi critici ed è accanito sostenitore di AW ArtMag. Oltre all’arte gli piace anche il cinema e bere birra, di cui è raffinato intenditore, ma forse di tutto questo sa fare bene solo l’ultima.

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