Seravezza. Personale di Stefano Ruggia alle Scuderie Granducali: l'opera al nero

Nell'ultima produzione l'artista si interroga sul destino dell'umanità

È in atto alle Scuderie Granducali la personale di Stefano Ruggia “Black Omen” a cura di Alessandro Bertozzi. Nel titolo è celata la duplice verità di cui l’esposizione si fa portavoce: da un lato le opere del ciclo “nero” dell’artista, dall’altro l’oscurità di un presagio sul nostro destino biologico e iconografico. Le composite isole alla deriva che formano questa serie si svelano in agglomerati di microscopici oggetti resino-vinilici che sono tra i lavori più noti: questi i simboli della corsa sfrenata al consumismo, dell’apatia sociale e demagogica, delle controversie sociopolitiche, di quella cultura massificata e globalizzata propria del 21° secolo, in balìa degli eventi naturali più di quanto si potesse pensare.  

Nei lavori in mostra i simboli del consumismo dell'apatia sociale della cultura di massa

Scorie iconiche del nostro tempo che determinano l’identità culturale oltre l’immaginabile lasceranno il posto ad altre a venire, certe che non verranno mai dimenticate. E se non fosse così? Destinati comunque all’oblio nel rispetto di un procedere in avanti che raramente lascia spazio al difetto, saremo stati abbastanza saggi o persino sconsiderati ma comunque degni d’esser ricordati tra cento anni per ciò che realmente siamo? E tra cinquecento, mille, centomila? Gli uomini del futuro salveranno qualcosa di noi, o guarderanno con incertezza e distacco alla nostra società aliena ancora dietro a idoli senza senso? Al cospetto di un intervallo inimmaginabile per la storia dell’uomo - considerando solo quella tramandata che al momento abbraccia più o meno 10.000 anni - quale sarà il loro giudizio su una così bizzarra e multiforme accozzaglia di rifiuti ai quali diamo un’importanza vitale per la nostra esistenza? “Black Omen” è dunque una riflessione immediata su quanto ci qualifica come società e come individui, nella volontà di chiarire chi siamo davvero e se stiamo davvero facendo un buon lavoro. Non fra centomila anni, adesso.

Ruggia
Black Omen

Scuderie Granducali
Seravezza
A cura di
Alessandro Bertozzi
Fino al 3/11

L'Autore

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Francesco Raffaele Mutti. Milanese di nascita, toscano d’adozione. Ama alla follia la musica di Prince, l’animazione giapponese, il cinema tutto, la letteratura classica, il teatro di Shakespeare e quella cosa bizzarra che sta sotto il nome di “arte”. Si occupa di contemporanea perché crede nell’importanza della gallina di domani. Un giorno incontrò Carlo Pepi che, con quella sua voce sussurrata, gli si rivolse dicendogli: “Tu hai il bernoccolo dell’arte”. E ci ha creduto senza fare domande. Vive in macchina, in giro per l’Italia, convinto che la curiosità raramente abbia fissa dimora.

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